Incontro dei collaboratori claveriani con la Madre generale – suor Maria Moryl

Chiamata a essere una presenza amorevole

La missione della Chiesa consiste nel continuare il ministero terreno di Gesù. Il Figlio di Dio è disceso sulla terra per portare la salvezza e ha fatto i suoi discepoli partecipi della sua missione: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni… » (Mt 28,19). Ognuno di noi, in virtù del battesimo ricevuto, ha ricevuto l’impegno missionario di portare i propri fratelli e le proprie sorelle a Gesù.

Una nuova missione

Il 29 aprile 1894, una giovane nobildonna si inginocchiò sulla tomba di San Pietro a Roma. Quel momento di 125 anni fa sarebbe diventato uno dei più importanti nella vita di Maria Teresa Ledóchowska. Da qualche tempo lo Spirito Santo le aveva mostrato l’importanza e la necessità di assistere i missionari direttamente coinvolti nell’evangelizzazione. Poche ore prima di quello stesso giorno aveva incontrato Papa Leone XIII, che aveva approvato la nuova missione che Dio era venuto affidandole.

Il suo viaggio per rispondere alla chiamata di Dio all’evangelizzazione era iniziato due anni prima dell’incontro con il Papa. Nonostante la disapprovazione degli altri, Maria Teresa aveva abbandonato la sua posizione di dama di corte presso la granduchessa di Toscana, in Austria. La sua insolita vocazione missionaria non prevedeva che diventasse né catechista né che evangelizzasse in prima linea, ma che sensibilizzasse molti cristiani in Europa sulla loro chiamata battesimale, favorendo un tramite di assistenza spirituale e sostegno finanziario tra l’Europa e i missionari sparsi nel mondo. Ella divenne così per i missionari una presenza amorevole.

Chi avrebbe mai detto che 81 anni più tardi, nel 1975, questa assistenza fedele e amorevole offerta alle missioni avrebbe portato all’esposizione della sua immagine dal balcone della basilica di San Pietro, dove è stata proclamata Beata!

125 anni di servizio

Papa Francesco ha annunciato che il mese di ottobre 2019 sarà un Mese missionario straordinario, cioè un mese destinato a promuovere una maggiore consapevolezza della nostra chiamata battesimale a essere missionari. Il desiderio del Papa che i cattolici siano più consapevoli del loro carattere missionario coincide con una data importante della missione della beata Maria Teresa e questa coincidenza richiama ulteriormente l’attualità della proposta missionaria della Beata.

Per grazia della Divina Provvidenza, l’anno indetto per il Mese missionario straordinario è, infatti, anche l’anno in cui ricorre il 125o anniversario della fondazione delle Suore Missionarie di San Pietro Claver, congregazione fondata il 29 aprile 1894 dalla beata Maria Teresa, perché il suo carisma si continuasse nella Chiesa. La sua passione nel contribuire alla missione della Chiesa la mise al servizio di centinaia di migliaia di missionari, che ne hanno ricevuto un’assistenza straordinaria per 125 anni.

Il cardinale Wyszyński ha scritto, nel 1977, dopo la beatificazione di Maria Teresa, a proposito della nuova “via” missionaria avviata dalla Beata: «L’infaticabile servizio evangelico intrapreso dalla beata Maria Teresa Ledóchowska non può essere compreso fino in fondo. Sarebbe necessario raggiungere la profondità di un cuore umano che ama Cristo». Il cardinale ha messo in evidenza il segreto della missione della Beata: un cuore che ama Dio e vuole portare tutti a Lui!

In forza del battesimo tutti siamo chiamati a essere missione

Un missionario ovunque

La missione inizia nel cuore: innanzi tutto, nel cuore di Dio, che invia il Suo amato Figlio (cfr. Gv 3,16) e, quindi, nel cuore di ogni persona che risponde alla chiamata al suo discepolato. Prima di essere espressa dalle mani, la missione deve essere impressa nel cuore. La missione della beata Maria Teresa e delle sue figlie spirituali consiste nell’essere e nel creare strumenti di collegamento vivificante tra i missionari e i cristiani che rimangono nei loro Paesi e nelle loro case. Nel nostro battesimo siamo chiamati alla missione o, come direbbe Papa Francesco, «a essere missione».

La nostra Fondatrice ha lavorato per dimostrare a tutti i cristiani che la missione della Chiesa è la loro missione e che è possibile viverla indipendentemente da luogo, età, cultura, lavoro e condizioni di vita. Ci ha mostrato come sia possibile essere missionari in ufficio, in cucina, a scuola, in ospedale o camminando per strada. Ciò che ci rende missionari è un cuore rivolto a chi non conosce Dio, un cuore amorevole e che sa come offrire preghiere, sacrifici, tempo e capacità per testimoniare la vita cristiana. Non esistono limiti per vivere la nostra missione. È una chiamata costante che ci ispira e dà senso a ogni momento della vita, per quanto esso si presenti difficile, complesso o monotono. È, però, una chiamata nella fede: potremo vedere il frutto dei nostri atti di carità soltanto in cielo.

Suore claveriane in visita dalle missionarie in Camerun

Attorno alla missione

Un carisma deve essere vissuto più che spiegato. Nei molti paesi che ho visitato, ho visto il nostro carisma claveriano vissuto da migliaia di amici della nostra missione. Lo vedo vivo in bambini generosi che donano le loro poche monete ai poveri, nell’ammalato che offre consapevolmente le sue sofferenze per i missionari, nel giovane che dedica il suo tempo ad attività missionarie, negli amici che lavorano duramente e si fidano di noi a sufficienza da condividere con altruismo i loro guadagni e ci ringraziano perché concediamo loro l’opportunità di farlo.

Papa Francesco ci ricorda che dobbiamo essere una Chiesa che “esce” e non una Chiesa “da salotto”. Noi siamo una Chiesa che “esce”, perché camminiamo insieme lungo la stessa via missionaria: i missionari, i benefattori delle missioni e noi Suore. E il nostro andare ci pone in un rapporto di circolare reciprocità: i nostri collaboratori sostengono i missionari con preghiere e aiuti finanziari; i missionari pregano per i loro benefattori e per le nostre Sorelle; tutte le Sorelle nel mondo pregano e offrono sacrifici per i missionari e i benefattori. Tra di noi esiste un bellissimo movimento di preghiera, carità, compassione, comprensione ed entusiasmo: uno scambio costante di dare e ricevere.

Il carisma claveriano trasmesso ai ragazzi

Andare nel mondo

Siamo una famiglia missionaria che non rimane “in salotto”, ma cammina insieme per “uscire nel mondo”. Come cita un detto, «la carità inizia a casa propria, ma non dovrebbe finire lì».

Nel solo 2017, avete camminato con noi in 70 Paesi del mondo e manifestato con le vostre mani i profondi sentimenti di fede e carità dei vostri cuori. In questo modo avete sostenuto 1.134 progetti in 462 diocesi. In particolare:

Oggi vi ringraziamo, cari benefattori, per avere scelto di vivere la missione della Chiesa e di camminare sulle sue molte vie. Continuate a rappresentare l’aspetto più “estroverso” della Chiesa e a camminare con noi! Il nostro impegno a essere una presenza amorevole per i missionari continua anche oggi! La nostra profonda gratitudine e le nostre preghiere quotidiane vi accompagneranno in ogni passo del vostro cammino!

suor Maria Moryl SSPC