Esperienza missionaria 2009 in Camerun

//Esperienza missionaria 2009 in Camerun

Esperienza missionaria 2009 in Camerun

Cinque settimane nella foresta del Camerun, nel Santuario della Divina Misericordia di Atok – diocesi di Doumé-Abong’ Mbang. Abbiamo svolto le attività formative con i bambini e i giovani.

Diario dell’esperienza

Nichelino, 28 luglio

…ore 02:45 Siamo in 4 con le valige di un campo intero… alla faccia di portare con se solo sandali e bastone… però l’autista è bravo e riesce a sistemare tutto… e via verso l’aeroporto… arriviamo alle 05.00 e iniziamo la nostra fila per l’imbarco… tanti curiosi personaggi colorati (non abbronzati) che cercano di caricare bagagli più grandi di quelli permessi ma la hostess intransigente li ferma. Abbiamo un problema…anche Andrea ha esagerato col carico, alla fine però grazie alla Jola col suo abito magico si passa senza problemi ovunque! A Bruxelles ci fiondiamo non all’aereo ma a scofanarci ogni ben di Dio all’ultimo bar europeo disponibile certi che avremmo fatto la fame di lì a poco. Sull’aereo altra scorpacciata…volare sulle Alpi è bello ma sopra il deserto è un esperienza indescrivibile, come la danza che abbiamo fatto all’ingresso nei cieli camerunensi dove abbiamo ballato, eccome se abbiamo ballato con l’aereo. Atterraggio…ricerca dei bagagli…tutto ok tutto ok…noooo a Salika manca la valigia più importante quella con le magliette piene di “Salikate” e le medicine. Fatta denuncia partiamo con il missionario padre Francesco che è solo da due ore che ci aspetta e iniziamo il nostro viaggio. Guardiamo fuori dai finestrini davanti a noi scorre un inverosimile film in tre dimensioni e non sono gli effetti del Lariam… E un immenso mercato coloratissimo a cielo aperto. Uomini e donne che vendono di tutto: vestiti di mille colori e ogni genere di necessita messa in bella mostra, cioè sulla testa! Il traffico e notevole ma non ci sono problemi. Il rispetto del codice (forse quello di Hammurabi) e pura utopia. Ognuno se la cava come può per arrivare alla meta. Il mezzo più diffuso e il taxi o meglio delle macchine scassatissime gialle con almeno sei persone dentro e bagagli sporgenti oltre ogni limite immaginabile. Finalmente arriviamo alla prima missione… di corsa per togliere i bagagli e darci una rinfrescata (ognuno di noi non dorme da almeno 36 ore!) e poi inizio della visita di Yaoundé. Arriviamo in un bellissimo punto panoramico da cui si scorge l’immensità della città e una bottiglia che risponde alle domande messa su un altare devozionale sotto la statua della Vergine… miracolo! o Lariam che colpisce ancora!!! Finalmente se magna! E da quando siamo partiti che ci strafoghiamo pensando all’ultimo pasto. Padre Francesco ci porta in un tipico ristorante… cinese!!! Gestito da africani! Menu ricchissimo…sulla carta…perché ogni cosa che chiedevamo era finita. Birra, riso alla cantonese e pollo al bambù (tipici del Camerun), pipistrelli coi sonagli sugli alberi e quindi rientro alla missione degli spiritini. Sogni d’oro l’avventura e iniziata e noi siamo già cotti, ma con il cuore pieno di gioia e la panza pure.

Atok, 29 luglio

Dopo la messa delle 7:30, una buona colazione con le formiche, siamo partiti ed abbiamo visitato la Capitale con la Cattedrale e la Basilica, e un piccolo soggiorno dal Nunzio Apostolico (e da questo momento Salika e diventata la Regina della Foresta… in quanto il Nunzio l’ha invitata a sedersi sul trono di un Re).

Il passo successivo è stato la visita della Missione Omvan gestita dalle suore… e qui scattano le prime lacrime quando appena scesi dalla macchina siamo stati accolti da canti di benvenuto da delle postulanti. Siamo subito andati a mangiare. La tavola era stracolma di cibo davvero fantastico! Dopo aver saziato le nostre pance, le suore ci hanno mostrato la Missione dall’infermeria (Salika si e fatta fare una foto in mezzo ai farmaci), alla scuola, poi abbiamo visitato la Chiesa, e dopo aver fatto merenda siamo partiti per Ayos dove ci ha accolto una suora come al solito Polacca. Abbiamo bevuto il caffè e mangiato dei buonissimi biscotti caserecci. Per strada, abbiamo visto la foresta a lato della strada ogni tanto un villaggio con case fatte in fango e splendidi bambini che giocavano con le ruote della macchina. Il missionario ci ha spiegato che il governo ha obbligato la gente ad uscire dalla foresta e costruire i loro villaggi lungo la strada. Questo dovrebbe essere un processo di civilizzazione. E finalmente Atok, scesi dalla jeep una meravigliosa sorpresa. Il missionario ci ha mostrato le nostre stanze e in particolare la stanza aggressiva di suor Jola (lenzuola e tenda LEOPARDATA). Improvvisamente il nostro primo ospite: un piccolissimo scarafaggio di 10 cm, favolosa cena tipica (minestra di pomodoro con so, banane bollite, manioca e pollo impanato, e a sorpresa cambio di tavolo per mangiare la frutta e sentire il telegiornale in francese dove Jola fa finta di capire ciò che accade nel mondo e ti riprende se solo provi ad aprire bocca!!). E adesso, un po’ di contatto con la civiltà… tre ore circa di corrente al giorno (la sera) perciò possiamo utilizzare internet. EVVIVA!

Atok, 30 luglio

Per tutti la sveglia e alle sette e mezza… ops, per la sorella Jola alle sei in punto visto che la messa inizia alle sei e mezza. Colazione (a base di prosciutto polacco che Jola non ha voluto mangiare… ormai è italiana!) e poi lodi. Alle nove incontro con il gruppo dei giovani provenienti da diversi villaggi. Il progetto e durato tre settimane e in questo tempo i ragazzi hanno appreso alcuni nozioni di igiene, di educazione e di catechismo. Noi siamo stati con loro gli ultimi due giorni. Durante la prima mattinata ci siamo inizialmente presentati e abbiamo raccontato il nostro percorso di vita (scolastico e di volontariato). Andrea cercava di spiegare tutto nel suo inglese perfetto… IMMAGINATE! Dopo canti di benvenuto e dopo essere stati piacevolmente sottoposti a mille domande da parte dei ragazzi e arrivato il momento di tirarsi su le MANICHE. Sembra facile… non lo è stato! Tutti a tagliare l erba con il macete! Risultato: Andrea tendinite acuta, Roberta e Salika stiramento all’avambraccio Solo suor Jola ha tenuto duro. E LA FORZA DELLA FEDE! Notizia bomba: e arrivato il bagaglio di Salika… cosi lei e Jola con il missionario, si sono preparati per il lungo viaggio verso la Yaoundé. Roberta e Andrea, abbandonati nella missione, sono partiti per conquistare la foresta con tanto di svolazzamenti sulle liane. Roberta e una vera scimmia! Cosi finisce il secondo giorno.

31 luglio

Come al solito ci svegliamo con la solita abbondante colazione (anche se manca il prosciutto perché e venerdì). I giovani del villaggio sono sempre lì ad aspettarci quasi come se avessero da incontrare con la loro enorme fame di scoperta dei veri e propri marziani. Dopo qualche canto iniziamo un po’ titubanti a spiegare loro la costruzione degli scoobidoo (grazie alla perizia di Salika ovviamente, perché anche noi in realtà stavamo imparando diciamo on line). Al primo scoobidoo finito si e come rotto il ghiaccio e i ragazzi sembravano come impazziti. Ognuno fremeva per realizzare il suo braccialetto e la cosa impressionante è che questa semplice cosa riempiva di emozione ragazzi dai 10 ai 18 anni. Siamo riusciti a fatica a contenere il loro entusiasmo che ha contagiato anche noi, e poi tutti in fila quasi fosse una passerella di moda a fare foto con i loro eroi, cioè noi che gli avevamo regalato una cosa così bella. A volte riescono davvero a farci sentire tanto piccoli. Il regalo più grande lo stavano facendo loro a noi. Altra oretta di lavoro e poi tutti nel giardino esotico della missione, sotto le palme e un cielo che diventava sempre più azzurro davanti ad una stazione della via crucis realizzata da padre Francesco. Forse quando la ha pensata non immaginava che ci avremmo ballato con tanta gioia e felicità proprio lì davanti. Quella davvero è stata una stupenda preghiera sotto quel sole africano. Pomeriggio di avventura in mezzo alla foresta, perché il padre missionario ci voleva testare per l avventura dei prossimi giorni. Esame superato con Roberta e Salika che hanno dovuto sudare le fatidiche sette camice per intrufolarsi senza paura tra quella fitta vegetazione. Brave! Cena e nanna… siamo esausti ma pieni di gioia.

1 agosto

Il viaggio inizia su un nuovo mezzo… fuoristrada a 6 posti (veramente sono 5 ma suvvia dobbiamo andare in foresta e lì il codice è un po’ diverso). Ovviamente la strada che ci fa inoltrare al suo interno e appena una pista ciclabile dove il nostro caro Francesco (soprannominato “Kubica”) sfrecciava senza battere un ciglio con le frasche che battevano forte su tutta la macchina. Notavamo una certa invidia di suor Jola che questa particolare guida sportiva sui monti di Valle Stretta ancora non era riuscita a fare. Meglio così! Passiamo diverse case di fango con i loro proprietari, i loro bambini, i polli e i maiali che vivono insieme a loro e a volte scappano dalla strada per non essere investiti. Poi eccoci alla bellissima cattedrale… di fango ovviamente. Tutto il villaggio aspettava il missionario per la santa messa e, il cibo che gli stavamo portando (del semplice riso). Intanto che scendiamo attorniati da un sacco di persone iniziamo a fare conoscenza con il popolo Baka. Sono gli abitanti della foresta, disprezzati dal resto della popolazione camerunense ma davvero socievoli e sorridenti. Pensate che sono gli unici ad essere monogami da queste parti. Subito ci hanno portato a vedere la loro stupenda seconda casa quando lavorano distante nelle coltivazioni di caffè, papaia e avocado. Una casa robustissima di foglie con un letto ovviamente di foglie. Poi finalmente inizia la santa messa. Lunga, lunga, lunga! Praticamente una messa internazionale visto che padre Francesco la recitava in francese e un catechista (che era praticamente ubriaco! Si era fatto qualche litro di una bevanda che scaturisce da alcune palme) la traduceva nella lingua locale (ovviamente ogni tanto veniva sapientemente sgamato da Francesco che lo “correggeva” da buon polacco quando le traduzioni non erano propriamente secondo l’ortodossia del catechismo della chiesa cattolica!). Finalmente per salutarci tutti con una ospitalità che nonostante la grande povertà era di una dignità incredibile, hanno organizzato sulla piazza (di terra e fango) fuori dalla chiesa delle stupende danze tipiche della popolazione delle foreste (i Baka) con tamburi fatti da taniche vuote di carburante e una stupenda chitarra fatta di fil di ferro e legno ingegnosamente elaborato. Non abbiamo capito se funzionava, ma il chitarrista la stava pure accordando! Infine prima della partenza un bellissimo regalo, mica ci potevano lasciare andare a mani vuote, una incredibile e gigantesca vipera di quasi due metri, ma non per le cinture. Sarebbe stata la nostra cena!

E infatti con quel chiodo fisso e la coda del serpente che usciva dalla coperta dietro il fuori strada siamo allegramente tornati alla missione nella speranza che fosse uno scherzo. Invece… buon appetito… alla sera il serpentone era ben servito in una tavola con commensali che non sapevano se piangere o iniziare un digiuno. Però Andrea si è fatto coraggio e gli altri appresso il rettile nel suo piatto e piccoli pezzettini condivisi con tutti, ma sapete che era proprio buona! Cosi ognuno ha gustato il suo bel pezzo di vipera.

2 agosto

La mattina inizia con la santa messa, ovviamente ancora più lunga di quella del giorno prima. In queste messe si canta tantissimo con ritmi che ti fanno nascere una voglia irrefrenabile di danzare lodando il Signore. Hanno il ritmo nel sangue queste popolazioni. Poi l’offertorio ha riempito l’altare di frutti della terra. Sembrava quasi di essere davanti al banchetto di un re… già ma forse siamo noi che ci dimentichiamo che siamo proprio al banchetto di un re! Finita la messa, le solite immeritate strette di mano a tutti, grandi e bambini, e poi la Jola via per un’altra messa con padre Francesco e noi a fare le pulizie di casa e a preparare i bagagli per la nostra prima vera avventura. Destinazione Essiengbot, una missione sperduta nella foresta e tenuta dalle suore (ovviamente polacche) della Divina Provvidenza. Viaggio interminabile in una strada forse più stretta di quella del giorno precedente che si inoltrava sempre più nel fitto di una vegetazione straripante. Ogni tanto qualche villaggio di case di fango, bambini che ci guardano sorpresi e ci salutano e finalmente la missione! Un oasi di bellezza indescrivibile. Queste suore ci sanno proprio fare! In mezzo al nulla vi era una casa bellissima, non ricca ma deliziosamente preparata per accogliere degli ospiti stranieri in mezzo a una foresta. Cena squisita… senza parole… visto che la Jola, padre Francesco e le suore hanno iniziato la rimpatriata parlando allegramente polacco.

3 agosto

Sveglia presto. Oggi c’è la traversata! Si della foresta! Pranzo al sacco. Saliamo sulla Lima della foresta e partiamo. La strada e sempre più stretta fino a che… ops, un fiume! Lo attraversiamo caricando il mezzo su una zattera che ci traghetta dall’altra parte. Ci sembra di essere Indiana Jones, e dall’altra parte la strada diventa un sentiero che continuiamo a percorrere allegramente con il fuoristrada tra due muri di arbusti. Eccoci al villaggio dove ci aspettano le nostre guide… e cosi inizia la nostra avventura dentro la foresta della riserva del parco di Dja. All’inizio sembra tutto abbastanza semplice, con la guida che ci illustra tutte le piante e le presunte proprietà curative delle stesse. Poi abbiamo scoperto anche delle fantastiche fontanelle, delle liane cioè che una volta tagliate gocciolano di acqua già filtrata… ovviamente nessuno ha bevuto! Prima emozione… ad un certo punto le guide si sono messe a correre urlando. Non era un leone… non era un giaguaro… non era un serpente… le formicheeee! Quando abbiamo iniziato a correre forse era troppo tardi…abbiamo passato mezz’oretta a subire i morsi di queste simpaticone che si erano infilate nei pantaloni.

Dopo un ora di cammino abbiamo finalmente raggiunto la meta. Una enorme montagna fatta di lava solidificata che si ergeva nel mezzo di questo oceano di alberi. Saliti sulla sommità sembrava di essere in un paesaggio preistorico e maestoso per la sua imponenza. Pranzo con in lontananza il barrito degli elefanti e il grido delle scimmie a parte noi non ne abbiamo vista nessuna! Si rientra per la base… scoprendo con sorpresa che anche le guide pigmee se la tirano come i tamarri di Nichelino. Ogni tanto si fermavano, forse per farci spaventare e darsi importanza nell’avvistamento improbabile di qualche animale selvatico che a quell’ora sicuramente stava facendo la siesta e aveva altro a cui pensare!!! Rientro, splendida cena e dopo cena con cabaret polacco (video cassetta di un esilarantissimo festival polacco con canzoni da tutto il mondo… meglio delle formiche però). I polacchi pero si sono divertiti un sacco e noi a vedere loro.

4 agosto

Vista la faticaccia e le emozioni del giorno precedente ci siamo meritati quasi 12 ore di sonno continuato. Quindi visita alla missione. Le suore gestiscono il dispensario che e l’ospedale di riferimento per una decina di villaggi che raggruppano circa 5000 persone. Nel dispensario le suore, con un infermiere locale gestiscono praticamente tutte le emergenze e fanno formazione sanitaria specialmente alle donne. Si cerca soprattutto di informare la popolazione sul pericolo dell’AIDS, che qui e chiamato SIDA, ma purtroppo la promiscuità dei rapporti in una cultura che non valorizza la donna non facilita il compito di questi missionari. Molte donne partoriscono ancora nelle case senza alcuna precauzione ed i bambini corrono altissimo rischio di infezione al momento di venire al mondo. Nonostante sia difficile produrre dei cambiamenti di mentalità a questa gente, queste suore con una forza incredibile che non può che derivare da una fede profonda e matura, vanno avanti a consumarsi come candele, luce nel buio di queste terre cosi povere e piene di contraddizioni. Siamo stanchi e nel salutare le suore ci si stringe il cuore (nei nostri pensieri saremo vicine alla loro lotta quotidiana per la vita) e qualcuno forse un giorno ci tornerà (magari con la laurea da infermiera professionale).

5 agosto

La mattina inizia con l’animazione ad un gruppo di 15 ragazzini di circa 10 anni. Superati i primi momenti di imbarazzo però hanno velocemente iniziato ad imparare i giochi (tutti della banca dati delle serate di Valle Stretta) divertendosi più di quanto noi potessimo immaginare. Questi bambini hanno davvero una straordinaria voglia di vivere e di sorridere. Forse a questa gente cosi povera il sorriso è davvero un modo per allontanare i pensieri e i problemi che una vita appesa ad un filo prospetta tutti i giorni. Ci sentiamo davvero felici per aver dato cosi poco e aver ricevuto tanta riconoscenza. Questa bellissima esperienza con i bambini si ripete nel pomeriggio quando Francesco ci porta alla spiaggia di Atok, dove ci attendono le piroghe e un nugolo di ragazzini che impazzivano nei loro giochi d acqua.

Ovviamente la suora no-limits si fionda sulla piroga in un precario equilibrio, che presto conquista, accompagnata da un improbabile gondoliere del posto alla visita del fiume e delle sue bellezze floreali. Mentre Andrea, Sali e Robi salgono su un piccolo canotto portato da Francesco (quell’uomo ha infinite risorse). Anche il trio si dirige alla volta di Jola. La nostra barca e però presa d’assalto da innumerevoli omaggi floreali, ovviamente non erano per Andrea che rema rema rema… continuava a finire sulle secche del fiume. Lo spettacolo di quella gioia e indescrivibile, risate e giochi d acqua in quell’ambiente cosi selvaggio, abitato persino da piccoli caimani che però fortunatamente non abbiamo visto. Usciti da questa avventura balneare (solo il missionario ha fatto il bagno perché noi rischiavamo di prendere qualche ospite indesiderato nel nostro organismo) subito i bambini ci hanno circondato per le foto. Le loro urla festose si moltiplicavano alla vista dei loro volti sul display delle fotocamere. Ci sentiamo quasi in imbarazzo nell’essere osannati per così poco. C’è una grande dignità di questa gente, di questi bambini cosi attaccati alla vita e al gioco come un normale bambino europeo che a volte si annoia di fronte a bel altro. Mentre si passava per il villaggio due piccoli bambini, forse un po’ spaesati da tanta confusione, in un gesto di infinita tenerezza si tenevano per mano e ci guardavano con i loro occhietti pieni di stupore. Siamo davvero esterrefatti e ritorniamo alla vicina missione di Atok, ringraziando Francesco per l’ennesima sorpresa che ci aveva preparato con il viaggio nel fiume e siamo consapevoli che sotto questo cielo le nostre vite stanno man mano immergendosi come un fiume in una vita immensa come l’oceano e piena di contraddizioni davvero forti e toccanti.

6 agosto

Ci alziamo di buon mattino in direzione di una delle missioni più lontane di questa parrocchia di Atok, il villaggio di Landa. L’avventura ha inizio con l’attraversamento di un fiume che separa il lato della riva dove lasciamo il fuoristrada, con il villaggio raggiungibile esclusivamente via fiume. Sembra facile a dirsi ma il traghettamento sulla piroga richiede nervi saldi. La piccola imbarcazione oscilla continuamente minacciando a ogni istante il ribaltamento, però nel guardare il paesaggio selvaggio che ci circonda una certa pace pervade i nostri cuori. Intanto in lontananza si sentivano i rumori festanti di tamburi che preannunciavano la festa che ci avrebbe accolto, anzi avrebbe accolto il loro missionario che ogni due mesi gli porta Gesù. Appena scesi dalla barca un folto gruppo di giovani con palme festanti e canti ci e venuto incontro. Sembrava l’ingresso del rabbi a Gerusalemme la domenica delle Palme, e subito il corteo festante ci ha accompagnato della stupenda cattedrale di Landa, una costruzione di bambù dignitosa ed elegantemente decorata con fiori raccolti dalle donne del villaggio. La celebrazione inizia con il saluto che il capo villaggio nonché catechista in un impeccabile francese rivolge a padre Francesco e a noi. Ci fanno davvero sentire a casa, e subito iniziano i canti e la celebrazione tanto attesa.

Terminata questa festosa Eucarestia siamo immediatamente invitati dal capo villaggio presso la sua dimora. Mentre Francesco che ci raggiungerà più tardi, si dedica alla benedizione di alcune case e le tombe dei cari mancati in questi mesi trascorsi. La casa del capo villaggio e molto accogliente. Veniamo invitati ad accomodarci in un salotto con tanto di poltrone, tavolino e pavimento in terracotta… vabbe’ solo di terra, e ovviamente siamo subito omaggiati di un pranzo a buffet gentilmente offerto dalle famiglia del gran capo con il loro lussuoso servizio in argento… vabbe’ erano dei normalissimi piatti di ceramica che riservano per gli ospiti più illustri manine (Andrea la sera ha iniziato con il Dissenten). Viaggio di ritorno con la barca piena delle offerte raccolte durante la celebrazione eucaristica. Il bordo del nostro Titanic era molto vicino al acqua per il peso che trasportavamo e i nostri sguardi erano vagamente perplessi. Però, come più tardi ci siamo detti, più di uno guardando quella valigetta che custodiva Gesù pensando alla tempesta sul lago… beh forse lo avrebbe voluto svegliare ma non ce n’è stato bisogno, sapevamo che era con noi e i marinai erano pure molto bravi. Al rientro ad Atok ci aspettava la messa con gli abitanti e i giovani del villaggio. Appena iniziata la celebrazione un tenerissimo bambino si e timidamente avvicinato a Jola e alzando le braccia a fatto capire di voler essere preso in braccio… poteri delle suore… si è immediatamente addormentato fra le sue braccia e li e rimasto placidamente per tutta la messa. Al termine i bambini ci hanno circondato con tutta la voglia gioiosa che avevano di giocare con noi e infine prove canti per le celebrazioni dei giorni successivi. Siamo stanchi ma ancora una volta molto ricchi dei sorrisi e dell’accoglienza che ovunque continuiamo a ricevere.

Atok, 7 – 9 agosto

Dopo le avventure a zonzo per il territorio di questa grande missione cattolica di Atok, ci accingiamo a vivere un periodo stabile presso il Santuario della Divina Misericordia, nostra residenza camerunese, dove convergono per celebrazioni e ritiri, giovani e anziani di tutti i villaggi limitrofi e che, come stiamo constatando in questi giorni di permanenza, risulta tappa gradita anche di suore missionarie di passaggio dirette alle terre orientali della regione. Proprio in questi giorni, nel fine settimana e previsto il ritiro mensile del gruppo giovani della zona (forse più grande di tutta la nostra diocesi torinese) che la mattina del venerdì 7 agosto alla spicciolata ha iniziato a radunarsi per il rito della preparazione comunitaria del pasto con il cibo comprato da padre Francesco il giorno prima nel nostro viaggio di ritorno da Landa in punti diversi e assolutamente strategici (per non spendere troppo immaginiamo). Nel pomeriggio arrivo dei giovani alla missione, circa una sessantina… età compresa dai 18 ai 25. Il ritiro inizia alle ore 18 con l’adorazione del Santissimo e poi la messa. Ci colpisce positivamente la partecipazione di tutti i giovani che animavano con canti e danze questa bella celebrazione serale. La Messa è durata quasi due ore ma quasi non ce ne siamo accorti, tanto era il nostro coinvolgimento emotivo. L’appuntamento con i giovani e fissato per il giorno successivo. A dire il vero eravamo tutti un po’ imbarazzati da questo incontro perché temevamo di non essere all’altezza delle loro aspettative. Tuttavia appena entrati nella sala degli incontri, ci hanno accolto con dei canti stupendi a ritmo frenetico dei loro tamburi, coinvolgendoci ovviamente nelle loro danze e cosi abbiamo finalmente rotto il ghiaccio (che in Africa non e poi così difficile!). Quando gli ostacoli sembravano superati, iniziavano una serie di domande alquanto imbarazzanti. In buona sostanza tutte le loro attenzioni erano concentrate sulla possibilità di aiutarli economicamente per le esigenze più disparate. Abbiamo cercato, pur senza essere troppo evasivi, ne troppo scortesi, di trasmettere il messaggio costruttivo volto a far capire che il futuro non si basa sull’elemosina, ma sull’impegno quotidiano di fatica e lavoro. (Mediamente la loro giornata lavorativa non supera le due ore).

Probabilmente abbiamo scontentato qualcuno che si attendeva risposte concrete e immediate… soprattutto concrete!!! Nel pomeriggio abbiamo iniziato a tessere i primi rapporti amichevoli e confidenziali giocando con loro a pallone e dandoci appuntamento per la magica serata da AUTENTICA FEBBRE DEL SABATO SERA CAMERUNESE! Dopo cena, la serata ha avuto il suo inizio. Circa un centinaio di giovani convenuti da vari villaggi hanno dato inizio alle danze e ai canti nel prato accanto alla chiesa riservando a noi il posto d’onore in prima fila (l’unica!). Un complesso da far invidia alle nostre band locali. Il sound era favoloso pur se creato semplicemente con pezzi di legno ingegnosamente elaborati! Le ragazze ovviamente sfoggiavano i loro stupendi abiti da sera (purtroppo a dire il vero di fattura occidentale) però muovevano i loro corpi con un ritmo che sembrava nascere dai loro cuori e dalla voglia immensa di esprimere la gioia della vita in quella festa serale. Davvero eravamo di fronte ad una festa che coinvolgeva piacevolmente tutti e ci trascinava nei pensieri di tanti giovani europei che cercano avidamente dei diversivi per fare festa ma purtroppo spesso li trovano per strade sbagliate. Qui è davvero tutto molto ridotto all’essenziale, ma in questa sconcertante essenzialità si ritrova questa profonda gioia dello stare insieme, di ballare insieme e di scherzare allegramente con le poche cose di cui si dispone. Come per magia anche noi ci siamo presto ritrovati coinvolti in quella festa, non da spettatori ma da invitati speciali con un posto d’onore. Ovviamente ci è stato richiesto di ricambiare di fronte a tutta quella moltitudine la meravigliosa accoglienza con le nostre danze tradizionali, purtroppo non avevamo che esibirci in una macarena e la bomba. Dobbiamo dire che a fare gli scemi del villaggio ci siamo riusciti molto bene, riscuotendo un insperato successo. La mitica serata è terminata dopo un breve momento di cabaret (in lingua BAKA) e una interminabile scenetta umoristica, che però abbiamo davvero gradito e con questa magnifica esperienza serale chiudiamo la nostra magica esperienza con il gruppo giovani. La domenica mattina sveglia, messa breve (con tanto di gallina accompagnata all’altare per l’offertorio) perché vi era l’urgenza di altre celebrazioni (solo due ore) e pomeriggio di relax con partita di calcio allo stadio olimpico di Atok… per la cronaca… risultato finale 3-3, palle perse nella foresta (non si contano)… spettatori paganti nessuno…

Atok, 10 – 13 agosto

Prosegue giorno dopo giorno la nostra permanenza presso la missione di Atok nel mezzo della foresta. La mattina la passiamo sempre con i ragazzini del villaggio che vengono da noi per una sorta di estate ragazzi che animiamo allegramente con canti, bans e giochi all’aperto con il pallone, scalpo e tutto il repertorio della gloriosa storia dei campi in Valle. Vi sono però due grosse differenze: la prima è che bisogna dosare bene ogni singolo movimento perché nonostante la temperatura sia gradevole, vi è una tale umidità che si suda subito tantissimo; la seconda è invece una piacevole sorpresa, e cioè che questi ragazzi dai 10 ai 15 anni sono molto ubbidienti e si entusiasmano tantissimo per le proposte, per lo più improvvisate, che gli facciamo. Roba da ridere al confronto delle lotte titaniche che molte volte si devono fare con i nostri animati per riuscire a organizzarli in qualche attività ludica di gruppo. Inoltre hanno una caratteristica assolutamente sorprendente: della serie canta che ti passa, questi giovanotti passano ore e ore a intonare canti e danze locali cantando a squarciagola, tra l’altro con voci molte volte belle e coordinate del tipo a 4 o 5 voci. Insomma ci rendiamo conto che in questa piccola missione la materia umana e spirituale che frequenta il santuario meriterebbe la migliore delle organizzazioni oratoriali perché davvero con questi piccoli talenti nascosti si potrebbero fare cose bellissime… e già ci frullano per la mente una miriade di progetti futuri.

Atok, 14 – 16 agosto

Ci aspettano dei giorni molto particolari per la vita della missione di Atok, infatti sono attesi quasi 80 ragazzi e bambini che riceveranno il giorno dell’assunta il battesimo e la prima comunione. Questi ragazzi arrivano da tutti i villaggi appartenenti alla parrocchia, accompagnati dai loro animatori, per vivere insieme tre giorni intensi di catechismo e preparazione con gli immancabili canti e danze della solenne celebrazione. Questi ragazzi hanno precedentemente ricevuto le basi della loro formazione proprio nei loro villaggi a cura dei catechisti ed infine, prima di arrivare ad Atok per i sospirati sacramenti, esaminati accuratamente dai seminaristi della parrocchia. Insomma un percorso impegnativo e articolato, che sicuramente visti i mezzi di cui si dispone localmente, merita tutta la nostra ammirazione. Gli incontri dei ragazzi hanno riempito totalmente le loro giornate, impegnandoli per diverse ore e ciò nonostante non hanno mai mollato. Che grande dimostrazione di volontà nel voler raggiungere l’obiettivo di incontrare Gesù.

Siamo riusciti a inserirci in un piccolo spazio all’interno dell’intensa programmazione, insegnando loro qualche canto e raccontando una storia di quelle che raccontava il nostro amico don Joe ai bambini del catechismo. Ovviamente il racconto dal nostro povero inglese veniva tradotto in francese. Poi liturgia penitenziale, dove tutti ma proprio tutti, compresi i genitori, si sono devotamente accostati al sacramento della riconciliazione. Finalmente arriva il gran giorno. Anche se non era attaccato il gruppo elettrogeno, l’elettricità si sentiva nell’aria. Una lunga fila di ragazzi e ragazze, tutti rigorosamente con sgargianti abiti da prima comunione, pronti per la tanto attesa cerimonia. La chiesa ci sembrava una piccola cattedrale. Era stracolma di gente proveniente dai vari villaggi con tutti i loro catechisti (ogni villaggio dispone infatti di un catechista). La messa, curata in ogni minimo dettaglio, e durata la bellezza di 3 ore e mezza con tanto di processione con la Madonna di Fatima. Tutti erano molto disciplinati, partecipativi e attenti ai diversi momenti della liturgia. La gioia che ha invaso tutto l’ambiente era come non mai una vera festa per l’ospite d’onore che ognuno di loro si apprestava a ricevere per la prima volta nel loro cuore e anche noi, abituati e celebrazioni molto più sobrie eravamo rapiti da tanta accoglienza festosa del mistero che si faceva presente in mezzo a noi. La sera un gradevolissimo concerto, realizzato per la festa dell’Assunta dai giovani del coro della parrocchia. La canzone che ci ha colpito di più e durata circa 30 minuti coinvolgendo anche gli spettatori meno giovani che si sono scatenati in bellissime danze della tradizione locale con i loro coloratissimi ed elegantissimi abiti. Ora andiamo a preparare gli zaini perché ci attende un’avventurosa settimana itinerante fra le foreste e le savane del Camerun orientale… per cui arrivederci al prossimo fine settimana.

Atok, 17 agosto

Partenza per l’estremo oriente. Al mattino ovviamente levataccia al crepuscolo per la santa messa di affidamento del nostro viaggio. Macchina carica e una piccola folla di amici giovani e bambini assiepata per salutarci tra qualche celata lacrimuccia e poi via per quel nastro di strada che si estende infinito su un orizzonte ancora tutto da esplorare. Prima tappa il dispensario di Abong Mbang però non come semplici turisti. Abbiamo fatto il nostro primo libretto sanitario camerunense e subito via a tutti i controlli e i prelievi per verificare lo stato della nostra salute. In fila con le mamme che portano i figli nervosamente abbiamo aspettato il nostro turno, temendo ingenuamente che chissà quali strumenti di tortura avrebbero usato per fare i prelievi. Tutto sommato ce la siamo cavata e nessuno è rimasto sotto i ferri. Sani come pesci (del Sangone alle Vallere) ci siamo diretti alla prima missione attraverso una lunghissima pista sterrata. Ogni tanto qualche villaggio con le consuete scene di vita quotidiana… madri che stendono i bianchissimi vestiti ad asciugare sull’erba, bambini che giocano con la fantasia, uomini seduti davanti alle case a fare… boh?… a guardare le macchine che passano (una ogni qualche ora)… e poi le piscine… pozze di acqua lungo la strada dove le persone si radunano per un salutare bagno mentre nel contempo si lavano pentole e vestiti. Ovviamente non si spreca niente e quindi l’acqua viene raccolta in ogni genere di contenitore per essere portata dopo anche qualche kilometro a piedi alla propria abitazione. E poi il traffico. Ovviamente fatto di qualche motocicletta a due-tre-quattro-cinque posti. L’andatura del nostro trasferimento faceva invidia ai rally africani. Ovviamente al nostro arrivo grandi strombettate di clacson con le persone e gli animali che si buttavano ai lati della strada sparendo nel folto della fitta vegetazione. Tutto ovviamente sotto controllo di Francesco (pilota) e Jola (navigatore). Dietro cercavamo semplicemente di tenerci per non prendere delle capocciate. Finalmente arriviamo alla prima missione delle suore degli Angeli… senza velo! Però hanno pure i capelli…

Scherzi a parte hanno costituito a Esseng un grande centro sanitario dove forniscono assistenza medica di pregevole livello con tanto di analisi di laboratorio. Inoltre hanno istituito anche la scuola praticamente dall’asilo a tutto il percorso della scuola dell’obbligo prevista in Camerun. Il pomeriggio subito dopo il pranzo siamo partiti in gran fretta perché le abbondanti precipitazioni peggioravano immediatamente il fondo stradale che in poco tempo diventava una autentica saponetta. Con molta cautela quindi e tanta pazienza ci siamo ritrovati dopo qualche ora a Nguelemondouka, dalle suore di San Michele Arcangelo che, con la solita consueta ospitalità, ci hanno accolto e accompagnato nella nostra provvisoria dimora in mezzo ad un giardino strepitoso per la bellissima vegetazione.

Nguelemendouka, 18 agosto

Dopo una bella dormita cullata dal dolce canto dei pipistrelli giganti, messa mattutina nella grande chiesa con alcuni ospiti straordinari… delle simpatiche caprette che da come ci hanno detto tutti i giorni si radunano sul sagrato con una di loro che vigila attentamente sull’uscio della navata centrale. Chissà forse per controllare se una di loro avrebbe fatto parte dell’offertorio e ovviamente darsela a 4 gambe! Quindi consueta visita alla vita della missione il cui compito principale è la gestione del centro che è punto di riferimento per la formazione diocesana. Inoltre a poca distanza è stato creato per volere del vescovo ai tempi che ancora era parroco, un santuario mariano, meta di pellegrinaggi diocesani. Anche qui è presente un bel dispensario e come prima dicevamo un ricchissimo giardino costellato di meravigliose piante e fiori. Sotto la pioggia, dopo il pranzo si parte per Doume, con un tragitto necessariamente più lungo del previsto in quanto le piogge stavano rendendo sempre più impraticabili le piste sterrate della foresta. A Doume ci siamo accasati e subito fatto conoscenza con due pimpanti missionari che lentamente stanno dando forma a quella che è la curia diocesana.

La sera veniamo invitati dal vescovo per una cena conviviale e di scambio impressioni sulla nostra esperienza missionaria. Il vescovo Jan Ozga, dopo una gradevolissima cena al lume soffuso di candela con le voci della foresta che si affacciavano nella terrazza dove eravamo seduti per il pasto, era molto interessato a scrutare i nostri occhi per intuire gli stati d’animo che attraversavano i nostri cuori e avere un giudizio esterno in fin dei conti su quello che era l’operato ed il cammino del suo gregge. Forse un po’ per timidezza di fronte a questa figura non siamo riusciti a trasmettere fino in fondo le nostre contrastanti sensazioni, però abbiamo accolto con grande ammirazione l’enorme lavoro umano e spirituale che questo pastore con i suoi collaboratori da anni stava portando coraggiosamente avanti, trasmettendo la Parola soprattutto con la vita sua e dei missionari che collaborano nella vigna con tanta passione. Come più volte ci siamo resi conto nel nostro percorso missionario in Camerun, solitamente negli occhi di questi uomini e di queste donne si scorge quella limpidezza e quel luccichio entusiastico della vita tipico dei fanciulli, sempre pieni di vita e di stupore, sempre pronti a ricambiare uno sguardo con l’apertura di chi vuole accoglierti come dono e da persone ormai mature e consapevoli di farsi a loro volta dono. La vita fiorisce nel dono di sé e qui la vita fiorisce davvero, non solo in questa natura così esuberante ma soprattutto nell’opera quotidiana dei missionari. Oggi, ci diceva il vescovo, il problema principale e la ricostruzione della famiglia, la mattonella principale della società che in questa zona del Camerun è stata particolarmente colpita alla sue fondamenta da un progressivo disimpegno sociale ed affettivo dei singoli componenti, stimolati in questo dal luccichio occidentale che inizia a propagarsi come una gramigna attraverso quelle vuote scatole che sono i televisori  che iniziano a far capolino in qualche bar nonché dalla frequente abitudine della poligamia con le sue pesanti conseguenze sociali.

Doume, 19 agosto

Ci alziamo sotto una pioggerella primaverile e fango dappertutto. Dopo la messa nella bellissima cattedrale ci accingiamo alla visita del complesso scolastico intitolato a San Giovanni Bosco. La suora che ci accompagna dimostra grande carattere (oltre che uno spigliato italiano… finalmente!). Improvvisamente, all’interno di una delle classi, in modo assolutamente fortunoso qualcuno scorge un cartellone con delle immagini ritagliate dai ragazzi. Enorme sorpresa! Tra quelle foto, vi erano diversi ritagli niente di meno, della professione perpetua di Jola in Polonia con tutta la corte appresso: famiglia, parrocchiani di Nichelino (Salika si è perfettamente riconosciuta). Insomma vai a sapere che qualcuno di noi era già conosciuto in un posto così lontano dalle nostre case. Salutati i nostri missionari e issate le vele, rotta per Dimako. Doveva essere un pasto veloce e invece brutto incidente ad un missionario ferrarista che si cappotta con la sua vettura e con un passaggio fortuito in motocicletta arriva trafelato a chiedere soccorso alla missione dove eravamo. Subito Francesco, accertato che nessuno si era ferito gravemente, parte per prestare soccorso e ci lascia esterrefatti alla missione. Ne approfittiamo allora per visitare anche il loro dispensario e intrattenerci con le suore carmelitane tra le quali spicca una simpatica suora ruandese che parla simpaticamente italiano essendo stata per diversi mesi a Roma. Abbiamo pertanto provveduto ad intrattenerci con lei chiacchierando del più e del meno in un allegro dialetto romano, tanto per rinverdirle i bei tempi andati. Finalmente torna Francesco che mangia rapidamente per compensare il ritardo sulla tabella di marcia e rapidamente partiamo. Forse troppo rapidamente perché Jola dimentica alla missione i graditissimi regali che le sorelle hanno fanno alla congregazione, ma probabilmente è una scusa per obbligarci a ripassare da queste carinissime suore carmelitane che affascinano tutti con il loro meraviglioso sorriso che risalta in un viso circondato dal castigatissimo abito tipico di questo ordine religioso. Usciti dalle piste sterrate della foresta, prima di entrare nella grande città di Bertoua è doveroso un passaggio all’autolavaggio… ecologico…

In un’ansa del fiume che lambisce la strada fermiamo il nostro mezzo e immediatamente due uomini in vesti adamitiche con il loro fisico che fa impallidire i bronzi di Riace, provvedono a pulire meticolosamente a secchiate ogni parte della carrozzeria. Mancava solo più il brillantante. Ma perché tanta premura per pulire la macchina? Sembra strano ma qui in mezzo alla miseria, se viaggi con la macchina sporca ti fanno pure la multa! Quindi toccata e fuga per le provviste al mercato della grande città vescovile Bertoua, dove Francesco ad ogni tappa dei suoi mercanteggiamenti ci chiude segregati nella macchina nel timore che qualcuno possa allegramente prendersi un souvenir dalle nostre valigie. Finalmente si riparte e man mano che la prua si orienta verso nord il paesaggio circostante lentamente muta e le foreste cedono il passo ad arbusti sempre più bassi. Stiamo entrando nella savana. E’ incredibile ma dopo settimane passate nella foresta avevamo bisogno di vedere un orizzonte più lontano che qualche migliaia di metri. Infatti l’orizzonte lungo il percorso iniziava ad allungarsi a perdita d’occhio e i nostri sguardi spaziavano in un cielo limpidissimo puntellato di immensi ammassi nuvolosi. Però a pensarci bene di fronte a quel quadro così pittoresco nei nostri cuori veleggiava una vaga nostalgia… di casa? Della nostra cara missione di Atok che davvero era diventata la nostra seconda patria. Però consapevoli di ritornarci prima del saluto finale, abbiamo razionalizzato che comunque ci aspettavano dei giorni ulteriori di scoperta di un mondo ancora diverso e di persone sicuramente altrettanto belle e profonde… si! Come Padre Stanislao…! Ma questa è la puntata del giorno successivo. E mica si può sapere tutto subito no? Comunque all’arrivo solita strepitosa accoglienza. Questa volta della natura… un meraviglioso arcobaleno che come si sa ai suoi piedi vi è sempre una pentola d’oro. Ed era proprio vero. Un suo arco nasceva dalla chiesa di Betare-Oya dove il giorno dopo scopriamo che proprio vicino al tabernacolo è disegnato un arcobaleno. È proprio vero! Gesù il tesoro della nostra vita ci aveva voluto dare il suo personale benvenuto.

Betare-Oya, 20 agosto

La nostra permanenza alla missione ha una caratteristica particolare: per la prima volta il gruppo viene suddiviso in due case. Le donzelle dalle suore di San Michele e i maschietti da Stanislao. Cioè la risposta dell’uomo ad ogni perché… Andrea si sveglia di buon mattino con la specialità della casa… cipolle ed aglio finemente tritate dalle manine di questo gran missionario che veramente da più di trent’anni ha offerto la sua vita in questa terra di missione. Grande figura spirituale e grande “cuoco”. E fu così che i nostri ometti (Francesco e Andrea) con un alito che ammazza le zanzare si apprestano a condividere con noi la prima giornata di vera avventura tra le cascate che, anche se fuori da qualsiasi meta turistica, furono il teatro delle riprese di Tarzan. Il viaggio inizia su una strada asfaltata… continua per una mulattiera che si trasforma in un sentiero e poi… il nulla. A pochi metri da noi il fuoristrada che ci precede malapena si vede fra il fitto fogliame finché un albero caduto ci impedisce di proseguire. Niente paura… un piccolo esercito di 4 guide con il fedele macete provvedono a liberare il passaggio e così arriviamo alla meta. Un comodo parcheggio in mezzo al nulla o meglio, in mezzo ad un oceano verde. Ma sì, in fondo il sentiero è più largo dell’altra volta in foresta, qual è il problema? Eccolo il problema! Dopo pochi passi ci ritroviamo con scarpe, calze, pantaloni e tanta voglia di scappare, immersi fino alle ginocchia in un imprevedibile guado che simpaticamente ci fanno attraversare.

Sollevati da tanta freschezza continuiamo il nostro cammino nella fitta vegetazione risalendo il fiume fino alle agognate cascate. Lo spettacolo davanti ai nostri occhi è strabiliante. Una enorme massa d’acqua che con il suo fragore rompe il silenzio di questi posti alzando al cielo nuvole di goccioline d’acqua che si nebulizzano all’istante. Su una enorme roccia iniziamo ad asciugarci e qualcuno inizia con dei bastoni a misurare la profondità delle acque. E’ incredibile ma si stavano preparando ad un bel bagnetto in quelle acque tumultuose. Con gran diffidenza e stupore li abbiamo uno a uno visti immergersi sotto gli enormi spruzzi della cascata, quasi da incoscienti perché sembrava che la corrente da un momento all’altro potesse trascinarli via. Invece con molta scioltezza si stavano godendo quel massaggio naturale e a poco a poco le nostre menti iniziarono ad elaborare qualcosa di strano… provarci anche noi. Dunque, la Jola è fuori gioco, ha dimenticato il costume della congregazione, Roberta si è addormentata al sole…. ne rimangono due… uno dopo l’altro si immergono tra quelle acque selvagge (Andrea in mutande e Saika completamente vestita… senza stivali ovviamente). Salutiamo le cascate in fuga dal solito temporale incombente e ci dirigiamo alle miniere d’oro. Un’enorme cava a cielo aperto dove una compagnia coreana con mano d’opera locale setaccia il suolo alla ricerca del metallo prezioso e sotto gli occhi di un simpatico omino dagli occhi a mandorla che seduto sulla riva del canale di scolo… aspetta…aspetta…e aspetta… come un cinese sulla riva del fiume! Solita e immancabile fuga verso la macchina dall’ormai consueta massa d’acqua che cerca ripetutamente di gavettonarci e rientro in missione davvero stanchi. La sera ci aspetta un autentico e imprevedibile magnifico scambio conviviale tra le suore e della serie un uomo un perché, il nostro Stanislao con le sue teorie evoluzionistiche. Dunque, tanto per cominciare avete presente l’aspetto che si trova sui libri di scienze di Darwin con il suo barbone? Ecco Stanislao è proprio così.

Però quale profondità dietro quell’apparente ruvidità esteriore, sia nell’aspetto che nei modi di fare. Anche se, definendo noi bianchi con un epiteto tipicamente polacco non proprio di cortesia, parrebbe in prima battuta un uomo che ha abdicato dalla sua cultura perdendo il lume della ragione, in realtà abbiamo potuto constatare con i nostri occhi come con la sua anima sia sceso nel cuore e nella vita di queste genti per portare laggiù in fondo, anche nei posti più scabrosi, quel Gesù che amava cercare prostitute e peccatori per ricondurli all’amore del Padre. Questo padre missionario ci sentiamo di dire che davvero è entrato nel cuore dell’Africa, ha sentito il suo battito, lo ha ascoltato e tutti i giorni parla la sua stessa lingua insegnandogli la strada che porta Dio. Ovviamente questo suo carisma, prezioso come l’oro, andava pazientemente setacciato, proprio come fanno i cercatori d’oro, per andare oltre alla superficiale apparenza e coglierne tutto il profondo valore. Bisogna anche dire però che i suoi atteggiamenti erano particolarmente brillanti ed eclettici. Con le sue teorie sull’evoluzione (ne resterà soltanto una di razza! Ovviamente non la donna) e specialmente sulla presenza del maligno sulla terra, ma per questo bisognerebbe aprire un apposito link a parte. Tuttavia resta il fatto che, pur parlando una diversa lingua e provenendo da una diversa cultura, questo uomo ci ha mostrato come quando si da il cuore sia lo spirito a parlare per noi e dal calore delle genti che lo incontravano, questa simbiosi del tutto speciale era davvero evidente.

Betare-Oya, 21 agosto

Ci dirigiamo con Francesco e Stanislao verso il punto più estremo di tutto il nostro itinerario, cioè i villaggi vicino alla frontiera della Repubblica Centrafricana dove il nostro eroe Stanislao ebbe modo di piantare solidamente una missione con una bella cappella per il culto mariano (cappella ovviamente bunkerizzata in pieno stile Stanislaiano, ma cascano le bombe qui?). I nostri incontri iniziano con una famiglia di pastori nomadi intenti a vaccinare il bestiame e la tribù degli Mbororo, per la maggior parte musulmani che subito si distinguono per il loro aspetto molto diverso dalle fisionomie fin qui incontrate, con i loro lineamenti più sottili, specialmente quello delle donne, avvolte in abiti coloratissimi e con i volti pitturati da segni di chissà quale significato.

In questa terra abbiamo quindi conosciuto un ulteriore volto del Camerun e dell’Africa più in generale, a partire dalle abitazioni, dal modo di vivere e di vestire, e probabilmente anche di mangiare visto che gentilmente Stanislao si è preoccupato di farci assaggiare dei croccantissimi vermi essiccati che si gustano come le patatine. Meno male che era venerdì e con la scusa dell’astinenza dalla carne abbiamo gentilmente declinato l’invito! Dopo tutte queste emozioni ci prepariamo per il lungo rientro che ci aspetta nella giornata successiva.

Betare-Oya, 22 agosto

Un grande saluto a tutti e partenza per gli ultimi giorni ad Atok dopo un viaggio estenuante e la consapevolezza che il nostro viaggio vede ormai il sole calare lentamente all’orizzonte e pur se nella gioia di riabbracciare i nostri amici alla missione, un velo di malinconia inizia a fare capolino nei nostri animi. Quasi come una brutta nuvola in questo cielo limpido arriva la notizia dell’aggravamento di don Joshua. I nostri pensieri sono riportati immediatamente ad una triste realtà: la presenza della sofferenza e della morte che sempre ci cammina al fianco e qualche volta tocca noi o i nostri affetti più cari. Allora nel cuore, alla poesia di questi giorni si sostituisce la cruda verità della fragilità della nostra vita e alzando gli occhi al cielo ci si pongono tanti perché, che possono trovare unica risposta nel mistero dell’amore di Dio, e nel cammino che ciascuno di noi ha saputo fare sulla strada della propria vita. Le reazioni nostre sono quindi contrastanti, in base ovviamente al nostro percorso esistenziale, ma tutti egualmente ci troviamo d’accordo sul riunirci in preghiera con Francesco di fronte all’immagine di Gesù Misericordioso, chiedendo a Lui le grazie necessarie al nostro amico malato e le grazie necessarie a noi per capire e crescere.

Atok, 23 agosto

Sappiamo di accingerci a vivere l’ultima magnifica e festosa celebrazione eucaristica africana e con il cuore già pieno di malinconia ci rechiamo puntualissimi per vivere insieme al villaggio questa festa della vita. La messa vola via nelle due consuete ore attraverso le quali, durante i canti, le preghiere, le danze e i segni del celebrante, ripercorriamo mentalmente tutti i colori, i volti e i profumi che hanno attraversato la nostra anima in questo nostro pellegrinaggio nelle foreste africane. Alla fine della celebrazione poi un canto finale in lingua Baka che a noi piaceva tanto, è stato il dono più bello che ci hanno fatto per salutarci davanti a Gesù…le lacrime a stento si trattenevano sui nostri occhi sempre più lucidi. All’uscita poi un oceano di mani di bambini che cercavano le nostre, e i ragazzi che, pagando di tasca loro un fotografo locale, cercavano di portarsi a casa una foto fatta insieme a noi. Essere amati significa sentirsi davvero speciali di fronte all’amato e davvero Dio con una tenerissima carezza, attraverso questi semplici e spontanei gesti ci ha lasciato impressa nel cuore di ognuno di noi questa stupenda cartolina missionaria. Il pomeriggio infine è stato un autentico tripudio di gioia fra i bambini di Atok beach, il fiume dove per la seconda volta abbiamo inutilmente provato a condurre il natante fra giunchi e fiori selvaggi fra la consueta scorta di piroghe e risate di chi ci guardava divertito.

Atok, 24 agosto

La giornata, anche se cercavamo di dissimulare il magone da ultimo giorno, si avvia come di consueto con la santa messa (al mattino alle 6:30 con adulti, giovani e bambini!), una robusta colazione e il nostro incontro di gruppo alle lodi mattutine. Questa volta però, davanti a Gesù abbiamo sentito il bisogno di scoprirci un po’ più del solito, per non lasciare proprio nulla in sospeso con i nostri compagni di viaggio, e rendere così il ricordo di questo meraviglioso viaggio davvero bello e autentico. Subito dopo, con il cuore molto più leggero, in compagnia dei seminaristi e degli animatori abbiamo fatto visita al villaggio di Atok (meglio tardi che mai si dice!), alla scoperta del comune, delle scuole e di un imprevedibile incontro con il capo villaggio che per l’occasione è andato ad indossare la sua alta uniforme e a sedersi sul trono che gli antenati della sua dinastia gli avevano tramandato. Pomeriggio di preparazione bagagli, scambio di indirizzi e una meravigliosa ultima serata di danze, canti e scherzi in un’atmosfera assolutamente spontanea e frizzante in quella che è stata per noi l’ultima spettacolare notte africana.

Atok, 25 agosto

Questo è l’epilogo di questo meraviglioso viaggio al di fuori del tempo e dello spazio. Viaggio del nostro cuore nei cuori di questa gente che ci ha regalato tanto, tante idee e tanto affetto, tanti colori e tanta voglia di conoscere sempre di più quel Gesù che ha detto più di 2000 anni fa di lasciare le reti per farci pescatori di uomini. Qualcuno quaggiù lo sta facendo, lo stanno faticosamente facendo anche in quell’Europa che ci apprestiamo a raggiungere fra le lacrime di un arrivederci, sicuramente a Dio che rivolgiamo con il cuore in gola ai nostri cari amici che stiamo salutando.

E mentre con gli sguardi scorre sotto i nostri occhi la folta foresta nella strada che ci porta all’aeroporto della capitale, rivediamo il film dei nostri incontri proiettati nella missione della vita che aspetta ognuno di noi a Nichelino, questo nostro villaggio nel mezzo di una foresta di palazzi e di tanti cuori che forse aspettano ancora di conoscere l’amore di Dio.

Andrea Pallassini

2017-09-09T12:25:21+00:00 25 agosto 2009|Esperienza missionaria|0 Commenti

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