Esperienza missionaria 2010 in Kenya

//Esperienza missionaria 2010 in Kenya

Esperienza missionaria 2010 in Kenya

Quattro settimane nella periferia di Eldoret, in Kenya, presso la parrocchia Our Lady of Assumption di Majengo, nella diocesi di Eldoret. I giovani volontari hanno fato l’esperienza nelle piccole comunità di base, nell’Infanzia Missionaria a livello diocesano e nella formazione degli operatori pastorali della diocesi.

Diario dell’esperienza

7 agosto

Arriviamo a Nairobi in Kenya il mattino presto, accolti fuori dall’aeroporto da Paul, Steve, Jane, Peter, Cecil ed Enrico, arrivato prima via Istanbul. Gli amici di Eldoret ci sono venuti a prendere con un vecchio scuolabus a Nairobi con il supporto locale di don Peter, cappellano del centro militare fuori dalla capitale e Cecil ci ha offerto una sontuosa colazione a casa sua. L’accoglienza ci ha molto colpito per il calore e per la gentilezza “fraterna”. Dopo un breve giro nei pressi della cattedrale di Nairobi acquistiamo un po’ d’acqua per il viaggio e ripartiamo alla volta di Eldoret. Il viaggio che ci aspetta è lungo e tortuoso. La periferia è composta da sterminate casupole di fortuna nella verde vegetazione, la fame ci colpisce e ci fermiamo per strada dove si intravedono un po’ di locali: dopo una accurata selezione da parte di don Richard finalmente lo troviamo! Primo pranzo in Kenya, non sappiamo come comportarci perché rammentiamo i consigli di Dino: niente cibo crudo, attenzione ad acqua e frutta… che mangiare? Ugali, managu e kuku (polenta bianca, verdura cotta e spezzatino di pollo), cibi che poi sarebbero entrati nella quotidianità. Ristorati proseguiamo il “safari”, “PANDA JIU”! Superiamo l’equatore alla quota di 2800 m per poi scendere a 2000 m circa. Il viaggio dall’Italia è stato estenuante, per oggi basta, ci fermiamo al centro formativo diocesano di Eldoret. Il clima qui è molto diverso, fa addirittura freddo. Domani ci attende l’incontro con i giovani alla messa delle 9:00, meglio dormire per riprendere energia.

8 agosto

Oggi giornata di conoscenza con l’Africa… Stamattina abbiamo partecipato alla messa nella cattedrale di Eldoret (una chiesa molto semplice) con il vescovo Cornelius che ci ha fatti “adottare” dalla comunità. Dopo pranzo abbiamo accompagnato nella foresta gli amici dei 2 gruppi destinati alle parrocchie di Kapsowar e Chesoi, 4 ore di strada nella foresta per portarli: ne è valsa la pena! Priscilla ci offre i Mandazi ed i frutti della passione. Viaggio di ritorno: 3 ore per ritornare a Majengo, nella nostra parrocchia della periferia di Eldoret, dove il parroco father Joel, che ci ospita, era un po’ preoccupato per il lieve ritardo. Per il momento le zanzare sono state clementi e il tempo è mite (loro dicono freddo!). La casa parrocchiale è molto accogliente, le persone sono tutte molto ospitali (ma ormai è ricorrente), ci fanno vedere i nostri “alloggi” e finalmente possiamo riposare. Conosciamo per la prima volta il rito dei pasti in una casa: preghiera in swahili, lavaggio delle mani e introduzione dei cibi e naturalmente per noi “malarone”. Siamo cotti, non rimane che il riposo per prepararci a domani.

9 agosto

Prima avventura, partiamo tardi per permetterci di riposare. Attraversiamo l’area delle casupole di Majengo, la città di Eldoret nel caotico “traffic jam”: le strade non sono segnate e sono condivise da poche auto, tante moto, biciclette e soprattutto pedoni. Ci fermiamo per pranzo in un ristorante locale e ne approfittiamo per iniziare il corso di swahili coinvolgendo mwalimu Joel. Dopo pranzo partiamo per la Reef Valley: la vediamo dall’altipiano con le spalle alle waterfall (cascate)… paesaggi che non ci aspettavamo in Africa. Giornata di foto per i professionisti Nino e Marie, e rientriamo in serata per la cena. Ci sentiamo un po’ turisti, ma ci affidiamo a Joel come nostro pastore…

10 agosto

Oggi partiamo di buon mattino per accompagnare Joe nelle sue visite pastorali nelle aree più lontane della sua estesa parrocchia. Nella prima piccola comunità immersa nella campagna, siamo accolti con danze e canti, poi la messa con molti bimbi da battezzare e sementi da benedire. Doris, mamma di uno dei bimbi, chiede a Joe di benedire la sua casa, il pozzo e l’orto con il mais, le patate, gli spinaci, i cavoli e il managu; dopo una passeggiata nel campo di granoturco, ci appare una pozza con tronchi di legno a protezione: il pozzo del villaggio. Scappiamo per raggiungere la prossima comunità, questa un po’ più grande, dove gli abitanti ci hanno preparato un riparo per il sole con rami legati da fili d’erba…

Dopo la messa ed il battesimo, ecco l’immancabile invito nella loro umile casa di fango per un pranzo speciale: non abbiamo potuto rifiutare tanto il desiderio di donare, che era nei loro occhi. Un momento di socializzazione e tutti i bambini vogliono essere fotografati e poi guardano sorpresi la loro immagine nella “scatola” con gran divertimento. Non ci vorrebbero far andare via, ma don Joe insiste e ci lasciano con una grossa zucca tra le mani. Salutiamo lungamente “mama” la signora più anziana del villaggio, che è felice quando in dialetto “nandi” rispondiamo “ciamghei misin, congoi!” Mentre andiamo alla macchina, si presenta la giovane mamma di Felix, vivono soli e mi indica con orgoglio la loro capanna al di la del campo di mais. Alcuni di loro verranno domenica alla messa percorrendo a piedi decine di km nel fango. Al ritorno attraversiamo un sobborgo di Eldoret, sembra una favelas sudafricana: immondizia per le strade fangose per le intense piogge delle settimane di luglio, catapecchie di fortuna in piedi per miracolo, i bimbi ci salutano sorridendo gridando “mzungu” (uomo bianco): è Majengo… BABA YETU ASANTE SANA!!! Jambo!

11 agosto

Oggi è venuto Richard per comprare le chitarre in città, allora abbiamo sfruttato il tempo per conoscere l’ambiente che ci circonda. Abbiamo visitato la parrocchia e la scuola dove abbiamo incontrato tanti bambini che vengono comunque qui a giocare nonostante le ferie. Abbiamo incontrato le suore Nigeriane del convento all’interno della parrocchia che gestiscono il centro di formazione per le ragazze di Majengo e l’ambulatorio medico di primo soccorso. Grazie alla loro disponibilità andiamo tra le baraccopoli di Majengo: la situazione non è semplice, le condizioni sono estreme, la suora che ci accompagna racconta dei problemi che devono affrontare, ma l’assistenza non è gratuita e molti si rivolgono a loro, l’ambiente è piccolo ma c’è di tutto, anche una piccola farmacia.

Sempre nel mattino riusciamo con father Gideon a organizzare un giro al “Children Rescue Centre”, un centro di accoglienza e “protezione” di bambini abbandonati, raccolti per strada o sottratti alle bande infantili della città: 110 bambini in poche baracche di lamiera! Concordiamo di rivederci per un giro al centro ed un incontro con i bambini e le bambine, e ci limitiamo per il momento a parlare al responsabile del centro che ci descrive la loro situazione, le difficoltà, gli obiettivi ed i progetti.

Nel pomeriggio father Joel prende le tenute offerte dal gruppo GS don Bosco di Nichelino e le da ai bambini per fare la nostra prima “mega partita” a calcio: i ragazzi sono felicissimi, si sentono importanti con le divise sebbene ai piedi non avessero nulla o semplici infradito, ma soprattutto non possono credere che qualcuno giochi con loro… anche i wazungu.

In serata father Joel ci porta al Centro Pastorale dove sta organizzando un incontro degli animatori dell’Infanzia Missionaria, alla cena ci sono gli animatori che vengono da più lontano: una giovane arriva a piedi da molto lontano ed ha con sé un bimbo di meno di 4 anni e uno che ancora allattava. Ci siamo presentati e abbiamo strimpellato qualche canzone… chissà che impressione si faranno di questi europei stonati…

12 agosto

Stanotte è piovuto molto, le strade che ieri erano di terra oggi sono di fango e tutti quelli che possono hanno il maglione. Andiamo al centro di formazione e passiamo tutta la giornata con gli animatori incontrati ieri, a cui si sono aggiunti quelli arrivati oggi dalla città e dai villaggi vicini. A lato della giornata ci colpisce l’incontro con la giovane mamma catechista conosciuta ieri: oggi dopo la doccia ed il riposo tutto è meglio, spiega amorevolmente al bimbo maggiore come badare al fratellino piccolo avvolgendo una stoffa attorno alle sue spalle per portare comodamente il pargolo! Ci sono state affidate le attività della mattinata. Abbiamo preparato dei cartelloni su cui far lavorare gli animatori e li abbiamo divisi in gruppi. La discussione è difficile, non sono abituati e si attendono da noi la lezione. Nel pomeriggio parliamo dell’infanzia missionaria, gli animatori partecipano anche in qualità di responsabili dell’infanzia missionaria delle varie parrocchie della diocesi: è incredibile ascoltare come in ogni realtà i bambini siano “missionari” nel loro ambiente nonostante l’estrema semplicità e povertà che rende difficile addirittura permettere di pagare la quota d’iscrizione.

Dopo cena rientriamo in parrocchia, dove nel frattempo è iniziato il raduno dei giovani di Majengo, così terminiamo ballando con gli animatori (15-30enni) e con diverse punture di zanzara! Jambo!

13 agosto

Oggi iniziamo con i giovani, 80 ragazzi/e della parrocchia, di 15-25 anni, stanno qui in una capanna fino a domenica, festa dell’Assunta. Le attività si svolgono nella grossa baracca in lamiera e legno, compreso la cucina che affumica l’ambiente allontanando le zanzare ma irritando gli occhi. Qui proponiamo un incontro in gruppi di discussione sulla realtà dei continenti del mondo, aiutati da father Ambros che parlando anche l’italiano riesce ad aiutarci con i ragazzi. Assistiamo anche a una memorabile lezione del motivatore, don Giovanni.

Dopo pranzo salutiamo “father Ambros”, che torna al villaggio sperduto dove eravamo destinati noi 4. Il pomeriggio veniamo rapiti dallo stormo dei bambini della scuola contenti di rivederci: i maschietti sono rammaricati per aver bucato il pallone. Nel pomeriggio c’è stato il battesimo di “Nicole” in una “small cattolic comunity” qui vicino: siamo 28 in una piccola stanza per la Messa e nella stessa posizione i genitori offrono una semplice cena: impossibile rifiutare! Prima di rientrare, visita in ospedale per trovare Charity, una ragazza della parrocchia che si è rotta una gamba lavorando a Nairobi: portiamo 2 risate e poi preghiamo per lei con la mamma. Jambo Wazungu!

14 agosto

Oggi doppio Matrimonio in chiesa parrocchiale con 3 ore e mezza di funzione unica! I bambini della scuola ci hanno visto e sono entrati tutti in chiesa: bellissimo mix di colori, musica, danza e spiritualità. Gli sposi entrano ballando e si dispongono di fronte all’altare, mentre per le spose una processione colorata interminabile con damigelle piccole e grandi e l’immancabile danza delle donne dell’associazione donne cattoliche di Majengo, li porta al fondo della chiesa dove rimangono fino alla fine della liturgia della parola. Anche Antony (prezzemolo) ballava con la camicia pulita, abbiamo anche conosciuto il giovane padre di Ben (il mozzicatore) vestiti tutti per l’occasione speciale. La celebrazione del matrimonio avviene all’altare, gli sposi sono sensibilmente emozionati e don Joel scherza con loro… Le usanze sono un mix tra le loro tradizioni e gli influssi occidentali “tradotti”, la chiesa è addobbata dai nastri di natale ma noi rimaniamo colpiti dalla coroncina che portano le spose che all’improvviso si accendono illuminandosi di un rosso tipo albero di Natale…

Pomeriggio con i giovani che hanno chiesto a noi di parlar loro della droga in Italia visto l’impegno di sister Jola alla Nikodemo: il problema della droga è una realtà anche qui in Kenya specialmente nelle città, le sostanze più diffuse sono petrolio e colla, erba e cocaina sono troppo cari. Assistiamo a parte della serata da loro preparata, poi dobbiamo andare prima che chiudano la casa… Jambo! Rafiki yangu!

15 agosto

Oggi giornata di festa in parrocchia, Messa particolare ed animata dal gruppo giovani. Ogni momento della celebrazione è enfatizzato dall’intera assemblea, i canti sono accompagnati dalle danze: l’assemblea danza nei banchi mentre i giovani si muovono nella chiesa. Alla fine della celebrazione abbiamo festeggiato tutte le “Marie”, una grande torta tagliata da tutte loro e condivisa con tutti: anche la nostra Marie-Claire partecipa con gioia! La maggior parte dei bimbi erano a catechismo durante la Messa ma poi li abbiamo incontrati nel pomeriggio. Salutiamo i giovani che ritornano a casa: fine del raduno!

In serata passiamo ancora in ospedale da Charity, l’operazione è andata bene, ora ha riacquistato sensibilità ma anche dolore: la facciamo ridere un po’, una preghiera in italiano ed un saluto. Per la cena offriamo a rafiki Joel una cena in città… kwaheri!

16 agosto

Oggi è giornata lavorativa nel vero significato del termine. Father Joel ci assegna la “missione sociale”: ripulire e verniciare due “cessi”. Andiamo in città a comprare tutto il necessario per ripulire e verniciare. Di gran lena ci mettiamo all’opera con Joe e diventiamo in breve lo spettacolo del giorno: i bambini sempre curiosi, poi un paio di adulti si lasciano coinvolgere, passano i giovani e promettono sostegno per l’indomani e intanto uno inizia già oggi sporcandosi il vestito bene. Obiettivo raggiunto, lavorare insieme per la comunità. Al tramonto rimaniamo noi, Joe e il papà di Ben.

Rientrati in casa parrocchiale, Messa per father John, un ospite ultra centenario della casa con barbone da guru: trasmette qualcosa di indescrivibile quando stringe la mano mormorando qualcosa in swahili. Abbiamo pregato anche per Charity, di cui non abbiamo avuto più notizie da ieri sera, speriamo stia meglio e l’abbiano dimessa… Oggi siamo tutti molto stanchi in parti- colare i nostri amici africani che non si sono risparmiati. Mambo sawa sawa!

17 agosto

Oggi iniziamo presto, ci attende le seconda giornata di lavoro. Iniziamo con la Messa delle 6:30, il sole non è ancora sorto e l’aria è fresca. Dopo colazione si parte a dipingere i bagni, e riparare il vecchio sciacquone a campana in ghisa del periodo coloniale inglese! Arrivano molti giovani con tanta voglia di lavorare con noi, possiamo iniziare anche il secondo bagno: solo l’esterno, dentro è tutto da rifare (prossimo viaggio!). Io e Nino “ciotoliamo” il perimetro per le pozze: ci osservano stupiti come quando suor Jola raccogliere l’immondizia da terra! Alla fine è venuto bene, non sembra nemmeno così “cesso”: ora la foto tutti insieme! Facciamo fatica a mandare via i piccoli Pauline e Ben: qualche capriola, lancio del bimbo e “let’s see tomorrow”.

La sera è serena, oggi abbiamo cucinato i fiori di zucca, non li avevano mai provati, e loro ci preparano i “mandazi”, una sorta di bugie deliziose. Dopo cena passiamo la serata chiacchierando con father Gideon, ci parla della sua famiglia (tipica nandi): 12esimo figlio, secondo della terza moglie di suo padre, la più giovane. Ci racconta dell’infanzia di un padre assente che si divideva tra le tre famiglie nei tre diversi villaggi. Della vita di sua mamma che prima lavorava per farli crescere e che ora lavora per prendersi cura del marito visto che le altre mogli sono ormai anziane per farlo. Ci racconta poi della sua vocazione e delle sue difficoltà di viverla quotidianamente nelle realtà in cui è stato inserito fino ad allora. Raccontiamo anche noi delle nostre vite e di aneddoti per presentare anche la nostra cultura. Tante sono le diversità ma molto è in comune. Usiku Mwena!

18 agosto

Oggi è il giorno della visita concordata al “Children Rescue Centre”, proprio dietro casa, incontreremo i bimbi le cui voci accompagnano le nostre giornate. Sono circa 200 bambini di età che varia da pochi mesi a 18 anni, raccolti per strada, tra la spazzatura o portati dalla polizia, alcuni di loro sono tossicodipendenti (per lo più colla e petrolio), altri semplicemente rifiutati dalle famiglie perché non in grado di poter sfamare i numerosi figli (specialmente coloro che vivono nella città), ci sono anche ragazze madri 12enni con bimbi di pochi mesi! Ci spiegano tutta l’attività che il personale svolge nel centro, per capire le difficoltà dei singoli ospiti. Partiamo dal reparto maschile, ci dicono che è molto spartano per la loro propensione a smantellare qualsiasi cosa.

Nelle baracche, particolarmente quelle dei più piccoli, si leva un intenso odore e resistiamo pochi minuti. Li incontriamo tutti radunati in una saletta, i più grandi sono a scuola, raccontiamo loro chi siamo e da dove veniamo ed una piccola storia per comunicare loro che nonostante tutto ciò che attraversiamo, c’è sopra tutto e nonostante tutto Dio, che ci ama singolarmente. In mezzo a loro c’è anche il piccolo Peter di circa tre anni con gli occhi gonfi per il continuo pianto. È da una settimana nel centro, lo hanno trovato Joel e Gideon nel vialetto che porta alla casa parrocchiale, Gideon lo saluta e lo rincuora, non sarà una vita semplice la sua… Dopo l’incontro rientriamo per pranzo e le parole tra noi sono poche, l’esperienza è stata veramente intensa.

Nel pomeriggio torniamo per andare dalle bambine: l’ambiente è migliore e qui ci sono anche i bambini molto piccoli che stanno con le loro giovani mamme. Le ragazze sono anche più aperte con noi e si riesce a scherzare: ci cantano una canzone. Anche con loro ci presentiamo e raccontiamo qualche storiella, ci chiedono di tornare ma sappiamo che non ne avremo più la possibilità… Usciti, andiamo a trovare i bimbi del catechismo e li troviamo intenti a lavorare per pulire la chiesa. I “grandi” guardano ma quando ci siamo messi anche noi ad aiutarli hanno dato il loro supporto: la chiesa era un grande cantiere… Partecipiamo alla Messa del vespro, e dopo Messa scherziamo con i bambini, distribuiamo loro le caramelle: è stato faticoso ma abbiamo mostrato loro come buttare la carta negli appositi “cestini”; due capriole e Jambo!

19 agosto

Oggi lunga giornata, abbiamo accompagnato il parroco per le visite nelle varie “jumia” piccole comunità lontane dalla casa parrocchiale. La prima tappa è la casa di un catechista, ci arriviamo guadando un rigagnolo che interrompe la strada. La Messa è celebrata all’interno della casetta dove si raduna il vicinato: tutti seduti a terra intorno all’altare. Il padrone di casa e tutti ci accolgono in quell’angolo, e nonostante la povertà ci sentiamo parte di questa loro “ricchezza”. Scopriamo che tra loro c’è anche la mamma del nostro amico Eliud, il ragazzo direttore del coro dei giovani: Eliud si sta allenando a correre ma ci raggiungerà al prossimo villaggio. Alla fine salutiamo tutti con affetto e partiamo immediatamente per non fare attendere ulteriormente chi ci stava aspettando altrove. Il villaggio successivo è più grande, sono tutti seduti in terra nella “cattedrale”, il cortile del villaggio. Joe celebra Messa, ed ogni volta è occasione di catechesi, le comunità sono molte e sono visitate dai sacerdoti della parrocchia non così frequentemente viste anche le distanze e le difficoltà per raggiungerle. Al termine della Messa, ci offrono senza possibilità di rifiuto, un pranzo molto semplice, polenta, fagioli, managu e spezzatino di pollo. Ci offrono anche il maziwalala, il latte fresco tipo yogurt, caratteristico del Kenya. Ci si scambia domande per cercare di comprendere meglio vicendevolmente la vita quotidiana. Ci chiedono come ci si mantiene in Europa e dove prendiamo il cibo, come mai le famiglie da noi hanno pochi bambini. Le nostre domande invece sono relative al “lavoro”, al modo di vivere la loro cristianità quando il sacerdote non è sempre a loro disposizione vista la distanza, e delle famiglie così numerose. Parte pure un gioco: ogni donna del villaggio ci dice quante volte è stata “mamma”!

Ritorniamo verso “casa” e passiamo nella comunità “san Augustine” a Majengo. Questa piccola comunità è molto giovanile e accogliente, c’è una maestra che ha anche provato a parlarci in Francese, c’è anche la segretaria dell’ufficio parrocchiale, contenta del bel lavoro ai “bagni”. Rientriamo stanchi ma contenti per la bella esperienza di oggi, la serata è con father Gideon, due chiacchiere ed un po’ di danza. Karibu. Jambo!

20 agosto

Oggi lungo viaggio verso la Tanzania. Prima tappa è il seminario Mathias Mulumba, posto incantevole dove 150 ragazzi stanno studiando teologia coltivando the, mais e banane per sostenersi. Seconda tappa foresta Kobujoi, dove saremmo dovuti andare in missione: l’ambiente è particolarmente “estremo” ma le farfalle ci circondano! Passiamo poi in un bellissimo paesaggio collinare con casette e orticelli primitivi strappati alla foresta: pianifichiamo la nascita di una missione o più semplicemente di un ritorno. Arriviamo a Kisumu sul lago Vittoria, ci sediamo in un chiosco sulla riva e mangiamo due bei pesci, insalata e polenta con le mani! L’ambiente qui è molto più turistico, la temperatura più “estiva”.

Nel pomeriggio incontriamo un’amica di father Joel, responsabile di alcuni progetti governativi di sviluppo: a domanda ci racconta dell’Africa dell’est subsahariano, della nuova costituzione e del ruolo della donna nella attuale e futura società Kenyota. Sarà sicuramente un prossimo onorevole. Rientriamo di corsa! Cena tarda, quattro parole con father Ghideon e Jambo!

21 agosto

Oggi grande festa per i tre sacerdoti che celebrano il decimo anniversario della loro ordinazione sacerdotale (Richard è uno dei 3), incontreremo anche i nostri amici degli altri gruppi. Sul posto un grande spiazzo riempito di gente, ci ritroviamo tutti: 5 ore di celebrazione e discorsi di tutti gli ospiti (anche in tedesco!). Interrompe i discorsi dopo Messa una pioggia intensa: don Joe ci riporta a “casa” di corsa.

22 agosto

Giorno di festa, siamo stati con don Joe in 3 delle chiese succursali della parrocchia per la Messa domenicale… Abbiamo incontrato un sacco di bambini e distribuito tutte le caramelle rimaste! Father Joel ci ha invitato a parlare nelle funzioni, cerchiamo di spiegar loro che il nostro legame passa al di sopra della nazionalità, della lingua, della bellezza o del denaro ma loro sono già oltre! La prima chiesa era una piccola chiesa in muratura dove l’esperienza più forte è stata il saluto alla “mama” della comunità. La seconda chiesa era un’aula di una vecchia scuola un po’ fatiscente e la comunità era molto piccola. La terza un’altra chiesa in muratura in un’area rurale, scopriamo successivamente che è la chiesa vicina alla casa della famiglia di Charity, la ragazza visitata in ospedale a Eldoret. Mentre Joe ha un lungo incontro con i rappresentanti di questa grande comunità, noi ci intratteniamo con le ragazzine della comunità mostrando le nostre grandi doti artistiche. A pranzo siamo stati dalla famiglia di Charity: la mamma ha cucinato in modo eccezionale, il papà ci ha raccontato tutto della sua famiglia, facendoci vedere tutte le foto, ed ha regalato a father Joel un capretto vivo per ringraziarlo di tutto!

Stasera cuciniamo noi (capretto a parte) ed i rappresentanti della parrocchia ci ringraziano. Quando tutti escono, father Joe ci fa una sorpresa: ha preso per ognuno di noi un vestito tradizionale masai! Scambio di sguardi felici per l’esperienza fatta insieme ma malinconici per l’interruzione: mi ricordano gli occhi dei bambini di strada che abbiamo incontrato al centro. Mesti prepariamo le borse, i prossimi 3 giorni saranno un unico lungo.

23 agosto

Il lunedì è iniziato con la malinconia… È tornata l’acqua ma la doccia è fredda: meglio per svegliarsi! Lasciamo i nostri compagni Joe e Gideon, il cuoco Peter, la gentilissima mamma Florence, la segretaria Linet, i bambini sono a scuola e non abbiamo potuto rivederli… Andiamo dal vescovo per un saluto e per strada ci facciamo copiare 2 cd al negozio di musica. Incontriamo i nostri compagni nichelinesi, la malinconia è mista alla felicità, poi un abbraccio forte a father Joel:”ci vediamo presto, karibu!” e noi “asante sana, rafiki yangu!” Gli occhi sono umidi, non so se ci rincontreremo… Partiamo e a notte fonda arriviamo in un ospedale vicino al Masai Mara. Una cena veloce ed abbiamo anche la possibilità di fare un rapido giro nell’ospedale con la responsabile, una signora energica e decisa nel suo impegno quotidiano. Rimaniamo colpiti dal reparto maternità, nell’incubatrice di fortuna un bimbo sottopeso nato prematuro, sono speranzosi di farlo sopravvivere, per lui la lotta inizia molto presto!

24 agosto

Stamattina ci siamo alzati presto, ripartiamo alle 4:00… Passiamo dalla parrocchia di father Christopher, dove ci offrono una colazione-pranzo perché saremo nella savana fino a tardo pomeriggio. Con varie peripezie per riuscire a entrare nel parco con il pulmino, incontriamo leoni, zebre, ippopotami, coccodrilli, antilopi, giraffe…

Quest’Africa colpisce sempre più. Al rientro passiamo dalla chiesa della parrocchia, quella che father Christopher sta costruendo, ci offre i mandazi e ci presenta più di 200 bimbi della scuola che dirige. Ci indica i lavori in corso e i progetti per il futuro: prendo nota, il prossimo anno ci vediamo, poi si vedrà! Il viaggio riprende immediatamente, siamo in estremo ritardo! Arriviamo a Nairobi che è sera tarda, giusto in tempo per una fugace cena. Jambo!

25 agosto

Atterriamo dopo il lungo viaggio a Malpensa e gli amici ci sono venuti a prendere da Nichelino. Siamo in autostrada e nulla di Africano ci circonda se non ancora l’odore della savana sui vestiti insieme alla polvere… Stanchi e stremati e con il desiderio di tornare. Tutaonana, rafiki yangu! o viaggio. Jambo!

Enrico Beccaria

2017-08-18T19:41:00+00:00 25 agosto 2010|Esperienza missionaria|0 Commenti

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