Esperienza missionaria 2014 in Swaziland

//Esperienza missionaria 2014 in Swaziland

Esperienza missionaria 2014 in Swaziland

Quattro settimane di esperienza missionaria in tre diverse parrocchie della diocesi di Manzini, in Swaziland. I giovani volontari hanno fatto l’esperienza del lavoro pastorale.

Diario dell’esperienza

31 luglio – 2 agosto

Da ieri, venerdì 1° agosto 2014, l’avventura missionaria di Federico, Carlotta, Federico, Matteo, Sara, Nicoletta, Roberta, Luisa, Irene, suor Maria Paola e suor Jola è iniziata in questa terra al confine col Sudafrica. Siamo il primo gruppo missionario che tocca il suolo swazilandese!

Oggi, 2 agosto 2014, siamo stati ospiti del Vescovo Jose Luis che ha organizzato per noi alcuni incontri per introdurci alla cultura e alla storia dello Swaziland. Abbiamo affrontato il tema della cultura locale, della situazione politica e del virus dell’HIV che affligge circa il 35% della popolazione ed è il Paese con la più alta percentuale al mondo di persone infette. Seduti qui, nelle stanze che ci ospitano, a raccontarci ciò che ci colpisce di più durante questa avventura, emerge subito che per tutti la cosa più sorprendente è che la donna è sottomessa all’uomo e, anche per curarsi, ha bisogno del permesso del marito e che il 70% della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà. Dopo gli incontri che ci hanno impegnato fino al pomeriggio, ci siamo concessi un giro in città. Per ora ci appare come una bella copertina, di stampo occidentale anche se caotica e un po’ disorganizzata. Abbiamo notato il contrasto tra una città che ruota intorno ad un centro commerciale e tutti i suoi negozi con la sporcizia per terra e il caos dei trasporti, tipicamente africani. In centro c’è un parco pubblico pulitissimo e curato, poco frequentato, ma le vie del mercato sono affollate e non molto pulite. Pensiamo che la questione dei rifiuti, così come altre questioni sociali siano in piena evoluzione e discussione. Siamo in attesa di andare incontro alla gente del posto, tra i bambini, nelle case delle famiglie e negli ospedali per toccare con mano questa nuovo mondo che ci accoglie. L’accoglienza che ci è stata riservata è stata calorosa e curiosa, molti ci chiedono da dove veniamo e cosa facciamo. L’incontro con alcune delle persone che ci hanno accolto oggi ci ha colpito per il senso di gratitudine che ci hanno mostrato. Si augurano che la nostra presenza si possa tradurre in una testimonianza preziosa della realtà swazilandese, ancora sconosciuta e meritevole di attenzione.

Qui ci sono religioni diverse che convivono: animisti, musulmani e cristiani. Questi ultimi sono circa il 70% della popolazione, anche se i cattolici sono solo il 5%. Andando a Messa siamo rimasti sorpresi dal fatto che ci sono persone di diverse nazionalità, come mai ci saremmo aspettati di vedere in Africa. Soprattutto, il Vescovo ha presentato il nostro gruppo alla comunità, sottolineando che, pur essendo questa la prima volta che le suore di S. Pietro Claver mettono piede in Swaziland, la loro presenza è sempre stata viva e sentita per il loro impegno a favore di questa diocesi. Ci si può sentire uniti anche senza conoscersi…stringersi la mano può aiutare l’amicizia a crescere. In generale, ci si aspettava il solito ritardo africano già conosciuto in Kenya, ma, per oggi, tutto è stato programmato nei minimi dettagli e le persone che abbiamo incontrato sono sempre state in perfetto orario…più di noi. Ah… per la curiosità di chi ci legge: abbiamo appurato di essere davvero dall’altra parte del mondo perché…l’acqua del rubinetto gira al contrario!

Siteki, 3 agosto

Oggi ci siamo trasferiti da Manzini a Siteki, vicino al confine con il Mozambico. Ci hanno accolti nella Parrocchia Good Sheperd fr. Dumisani, fr. Victor e fr. Martin. Fr. Dumisani ha studiato in Italia e perciò parla italiano con noi e ci aiuta nel comunicare con tutti. Abbiamo scoperto che il parroco che oggi ci ha accolto, fr. Victor, è uno dei preti che ieri è venuto a farci visita alla casa del Vescovo per conoscerci. Questo è un grande gesto che ci testimonia l’attesa per il nostro arrivo… GRAZIE! Oggi è domenica, perciò abbiamo vissuto la prima Messa africana in una comunità. Per chi vive la prima esperienza missionaria in Africa, la Messa è stata bellissima con i suoi canti e i tanti momenti comunitari. La Messa è curata nei minimi dettagli, il celebrante è molto attento che tutta la comunità sia partecipe e prima della celebrazione ripassa con il coro tutti i canti. Ci ha colpito tantissimo il coro che senza microfono e solo con otto giovani, ha coinvolto tutta la comunità, senza dimenticare le grandi capacità canore di alcuni ragazzi in particolare. Per chi di noi, invece, è già stato in Africa si sente la diversità nei ritmi e nella partecipazione dell’assemblea, in maggioranza adulta. A Messa stamattina è stato letto il Vangelo sia in siswati (la lingua locale) sia in italiano, mentre la consacrazione solo in italiano. È stato commovente, all’inizio della Messa, quando introducendoci alla nuova comunità che ci accoglierà questa settimana, fr. Dumisani ci ha chiamati e ha detto: “Finalmente siete arrivati, vi aspettavamo!”. Stupisce ogni volta, sia chi è alla prima esperienza missionaria sia chi l’ha già vissuta negli anni precedenti, sapere di essere benvenuti e accolti a prescindere. Stasera, proprio mentre noi vi stiamo scrivendo, i preti si sono riuniti per imparare qualche parola di italiano per comunicare con noi e stanno imparando la Messa in italiano perché anche noi, nei prossimi giorni, possiamo vivere questo momento comunitario. Nel pomeriggio, fr. Dumisani ci ha accompagnato a fare una passeggiata per i dintorni della parrocchia. Ci ha raccontato che la parrocchia è composta da ventuno chiese. In ogni chiesa si riesce a celebrare una sola Messa al mese, ma ogni comunità ci tiene a celebrare una Messa tradizionale con canti e balli che può durare anche ore. Ogni domenica ogni prete celebra tre messe in un giorno, iniziando alle 9 per tornare a casa a pranzo solo verso le 16:00. Qui dove siamo alloggiati, ci sono i vecchi locali della parrocchia da quando è stata fondata. Si notano diverse costruzioni che risalgono a tanti anni fa’ e che oggi accolgono le famiglie di infermieri e dottori che lavorano presso il vicino ospedale e il personale scolastico. Ci sono, infatti, anche le scuole della parrocchia, dall’asilo alle scuole medie, l’ospedale e l’orfanotrofio. In questi giorni qui vicino è stato celebrato un matrimonio tradizionale che è durato tre giorni con canti, balli e scambi di mucche come dote. Può capitare che i matrimoni siano celebrati con il rito cattolico e che, qualche anno dopo, lo stesso uomo sposi anche un’altra donna con il rito tradizionale. Abbiamo visto finalmente il tramonto africano, passeggiando con fr. Dumisani per le stradine intorno alla parrocchia. Da rimanere senza fiato… Da domani cominceremo a conoscere più da vicino la realtà che ci ospita.

Siteki, 4 agosto

La nostra giornata è iniziata con la Messa delle 7:00, celebrata interamente in italiano solo per noi. Poiché necessitiamo di cambiare qualche soldino per vivere qui, siamo partiti con i preti per andare in banca… 40 km per trovare una banca! A differenza di altri Paesi africani, però, qui in Swaziland basta andare in giro per incontrare giraffe, impala e scimmie sul ciglio della strada. Pertanto, pensiamo che il viaggio fino alla banca ne sia comunque valso la pena.

Alcuni di noi hanno avuto la possibilità di visitare alcuni locali della parrocchia. Vengono ospitati anche una falegnameria, un’officina. C’è anche un’organizzazione australiana che aiuta i poveri della città con la costruzione di case e la distribuzione di cibo, nella quale sono impiegati diversi ragazzi del coro parrocchiale. Nel pomeriggio ci hanno accompagnato nell’ospedale della parrocchia per una visita. Sembra essere una struttura di buon livello, ci sono tanti reparti e tanto personale. Abbiamo notato che ci sono diverse targhe che premiano l’efficienza di questa struttura.

Ringraziamo, in modo particolare, una dottoressa responsabile del reparto HIV che ci ha accompagnato nella visita e ci ha spiegato come funziona il loro lavoro. Qui le cure per l’HIV sono completamente gratuite perché sostenute dal Governo. Si prendono cura dei pazienti dai prelievi fino al trattamento e mettono a disposizione diversi sportelli di counseling per chi si trova in difficoltà nell’affrontare le cure. Per chi non può recarsi in ospedale per essere curato, è stato attivato un servizio di “home base care” che prevede una cura a domicilio, anch’essa completamente gratuita. Abbiamo scoperto che qui in Swaziland è molto diffusa la tubercolosi e, pertanto, l’ospedale è attrezzato per curare gratuitamente anche questa patologia. Concludendo la visita all’ospedale, abbiamo visitato la scuola professionale per infermieri. Ci sono solo tre aule, ma tutte attrezzate per offrire una formazione di buon livello. L’aula informatica, ad esempio, mette a disposizione trentatré pc con una connessione internet veloce per aiutare gli studenti nello studio. Abbiamo notato che lo Swaziland è legato a tanti Paesi europei che lo sostengono nell’attivare diversi progetti in ambito sociale. Il nostro pomeriggio si è concluso in cucina per preparare la festa di compleanno del parroco che ci ospita. La serata si è conclusa con canti e balli africani…finalmente! Continuate a seguirci… Sanibonani!

Siteki, 5 agosto

Oggi abbiamo dedicato la giornata a visitare alcune scuole della parrocchia e accompagnato un team che si dedica al servizio di “Home base care”, cioè dedicato alle cure a domicilio. Ci siamo divisi in gruppi e, raccontandoci le esperienze nelle diverse scuole visitate, ci rendiamo conto di esser stati in zone della regione di Lubombo molto diverse tra loro. A seconda della posizione geografica, la distribuzione delle risorse è diversa. In alcune zone molto aride l’unico pasto garantito è quello dato dalla scuola, perciò è allo studio un progetto per riuscire a fornire a più bambini possibile sia colazione che pranzo. Ogni anno scolastico ha un costo preciso che copre la retta per l’intero anno, comprendendo sia libri che uniforme e il pasto. Il Governo sta iniziando a contribuire al sostegno scolastico.

In generale ogni scuola conta dai 200 ai 600 studenti e le classi sono da 50-70 studenti ciascuna. Circa l’80% degli studenti è malato di AIDS oppure è orfano a causa della stessa malattia. Nonostante questo la pulizia è ancora scarsa. Tante delle scuole sono state costruite e gestite da cattolici, ma i cattolici in tutto lo Swaziland sono solo il 5%. Alcune strutture all’interno delle scuole visitate sono state realizzate con il sostegno di Paesi stranieri, anche attraverso gemellaggi. Qui le strutture sono discretamente buone perché le scuole sono in muratura, con porte e finestre e dotate di una mensa interna. Si pone il problema, però, del sostegno nutrizionale al di fuori dell’orario scolastico, soprattutto perché la maggior parte degli studenti è affetto da HIV e dovrebbe seguire una dieta particolare e sostanziosa per sostenere l’assunzione delle medicine. Nelle scuole si studia anche economia domestica e tutti gli studenti a turno hanno il compito di pulire la propria classe e le aree comuni. In una di queste scuole si stanno costruendo dei bagni nuovi grazie a delle donazioni e il lavoro è stato affidato a due muratori che sono aiutati dalle donne della comunità locale. Nella high school (corrispondente alla nostra scuola superiore) della parrocchia, alcuni studenti hanno fondato un gruppo di sostegno che si preoccupa di raccogliere offerte tra tutti gli studenti che ne hanno la possibilità, per comprare saponi, dentifricio e altri generi di prima necessità da donare agli studenti più poveri. Gli avanzi della mensa scolastica non vanno buttati, ma redistribuiti tra le famiglie degli studenti più bisognosi.

Luisa e Carlotta hanno accompagnato il team “Home base care” nelle case delle famiglie che necessitano di cure domiciliari. Le case sono caotiche, vivono più persone in stanze piccole con situazioni familiari difficili, orfani o malati di HIV o tubercolosi. Le cure per i malati di HIV e tubercolosi sono a carico del Governo, ma molti hanno difficoltà a garantire cibo quotidiano e sufficiente alla propria famiglia. In ogni situazione abbiamo notato che c’è qualcuno, in particolare donne, che si preoccupano di raccogliere ciò che manca e distribuirlo ai più poveri. L’acqua viene raccolta in cisterne per l’acqua piovana, ma pensiamo si ponga il problema nelle zone più aride dove piove poco. Chi ha visitato le famiglie ha iniziato a entrare nella realtà swazilandese. Al termine delle varie visite ci siamo riuniti vicino alla stazione dei treni per una grigliata tipica braii, dove si cuociono grandi pezzi di carne e, poi, qualcuno degli ospiti con un coltellaccio fa le porzioni da condividere. Dopo aver visto la copertina del libro dello Swaziland a Manzini, oggi iniziamo a sfogliarne le pagine vivendo nelle comunità… Arrivederci… Sala kahle!

Siteki, 6 agosto

Oggi è il compleanno di Federico, grande festa! Qui sono tutti molto contenti di poter condividere questa festa insieme e anche la Messa è iniziata ricordando questa ricorrenza. Qui la preghiera ha un ruolo importante attraverso il quale passa ogni cosa. La mattinata è stata dedicata a visitare alcune famiglie insieme a una signora che si occupa del servizio di “Home base care”. Abbiamo ricevuto accoglienze diverse a seconda delle famiglie in cui entravamo. Forse dobbiamo ancora capire la cultura, gli usi e i costumi di questo Paese. Si nota la differenza tra la città dove tutti vivono in modo quasi occidentale, con i supermercati aperti tutto il giorno e molto forniti, e i villaggi dove la povertà è evidente.

Ci ha sorpreso visitare famiglie che per la maggior parte sono composte da donne e, soprattutto, di quanto tutta la famiglia sia sulle spalle dei nonni. Ci sono, in particolare, tante nonne che accolgono in casa i nipoti e se ne prendono cura. Notiamo che spesso, in queste famiglie swazilandesi, manca una generazione, quella dei genitori. Le famiglie che abbiamo visitato sono di religioni diverse, ma ovunque ci è stato chiesto di pregare insieme prima di andare via. Le donne cattoliche, in particolare, sono state felicissime di ricevere i rosari che abbiamo portato con noi, indossandoli subito e tenendoli con gran cura. Abbiamo visitato una zona particolarmente arida e, forse, il clima invernale che è molto secco non aiuta le coltivazioni a prosperare.

Poiché il giro è durato parecchio, abbiamo pranzato alle 16:00. Ringraziamo tutte le signore e le ragazze che si adoperano in cucina per ristorarci. Dopo il pranzo-merenda abbiamo tirato fuori i palloni e vai col calcio: una partita con il parroco e alcuni ragazzi della parrocchia nel campo della scuola fino al calar del sole. Il tramonto è da togliere il fiato… Grazie! Ngiyabonga!

Siteki, 7 agosto

Ieri sera, finalmente, fr. Dumisani ci ha dato i nomi in siswati, la lingua locale. Eccoci, ci presentiamo:

  • Luisa – Hlengiwe: redenta, salvata
  • Sara – Lungile: giusta, corretta
  • Roberta – Siphiwe: regalo prezioso
  • Carlotta – Dolly: bambola
  • Federico Favale – Madevuabovu: baffuto
  • Matteo – Majaha: protettore, soldato
  • Suor Jola – Nkosazana: principessa
  • Nicoletta – Nonhlanhala: fortunata
  • Irene – Swane: innocente, la più piccola
  • Federico Mozzone – Mduduzi: consolatore, colui che porta buone notizie
  • Suor Maria Paola – Thandiwe: amata da tutti

Oggi ci siamo spostati a circa 75 Km dalla parrocchia, a soli 10 Km dal Mozambico, e abbiamo visto un paesaggio completamente diverso: strade sterrate, capanne, un leggero venticello e tantissimi bambini per strada che ci salutavano. Quando li abbiamo incontrati abbiamo regalato loro delle caramelle, ma non sapevano scartarle…forse non le avevano mai viste?! Dovevamo andare a visitare una scuola elementare, ma i bambini erano in gita e così siamo andati a trovare un signore anziano che, anni fa’, era direttore scolastico di una delle scuole della parrocchia e, ancora oggi, è molto legato alla parrocchia e al parroco.

Mentre noi eravamo fuori col parroco, fr. Dumisani si è recato con alcune donne della comunità da alcune famiglie di malati per portare la Comunione e passare del tempo insieme. Questo è il suo impegno tutti i giovedì. Tornando a casa abbiamo attraversato la riserva naturale di Hlane e, finalmente, abbiamo incontrato il vero simbolo dello Swaziland: il rinoceronte!

Sulla strada il pick-up di suor Jola si è dovuto fermare per cedere il passo a due giraffe… capita anche questo! Ci siamo fatti lasciare in città a Siteki, dove qualche ragazza si è fermata a salutarci chiedendoci se fossimo davvero i ragazzi ospiti in parrocchia. Per tornare a casa abbiamo camminato mezz’oretta godendoci un bellissimo tramonto e camminando in mezzo a tanti che, come noi, tornavano a casa a fine giornata. Domani ci aspetta la visita ad un campo rifugiati…continuate a seguirci!

Siteki, 8 agosto

Oggi siamo stati a visitare un centro di accoglienza per rifugiati nel territorio di Mpaka, il Malindza Refugees Reception Centre. Ci ha accolto il sig. Magagula, responsabile della Caritas per lo Swaziland.

Il centro è gestito in partnership da Caritas, UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) e dal Governo swazilandese. È un centro di accoglienza dove arrivano i rifugiati da Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Somalia, Mozambico e Tanzania. Ospita circa 370 rifugiati di cui 181 bambini. Chi arriva qui in cerca del riconoscimento dello status di rifugiato, scappa da Paesi africani dove ci sono guerre o persecuzioni politiche e religiose. Sono persone i cui diritti umani sono messi in pericolo. Al centro sono completamente ospiti per i primi tre mesi, in cui ricevono assistenza medica, psicologica e burocratica; cibo, casa e istruzione. Al termine di questi tre mesi sono inseriti in un programma di educazione all’agricoltura per il quale hanno a disposizione un orto da coltivare autonomamente per essere autosufficienti nel provvedere a sé e alla propria famiglia. Mentre gli adulti sono incoraggiati attraverso percorsi di autonomia ad essere indipendenti, i bambini, invece, fino al completamento degli studi superiori, sono completamente a carico del centro. Chi ottiene lo status di rifugiato, ottiene anche i documenti necessari per muoversi autonomamente nel territorio swazilandese, in modo da favorire la ricerca di un lavoro e di una casa. Lo staff è composto da poche persone che vivono la maggior del tempo al campo, cercando di familiarizzare con i rifugiati e poter condividere i traumi e le speranze dovuti alla loro difficile situazione. Siamo stati accompagnati a visitare un asilo che accoglie i bambini fino a 5-6 anni. Da quel’età in poi, infatti, tutti i bambini frequentano le scuole locali nelle zone limitrofe per facilitare la loro integrazione con la popolazione swazilandese. Alcune famiglie ci hanno accolto nelle loro abitazioni e hanno condiviso con noi alcune delle storie di guerra, persecuzione e fuga. Abbiamo incontrato un signore rwandese che è scappato dal suo Paese dopo il rapimento di alcuni uomini della sua città per essere arruolati a combattere in Congo. Per non rischiare la stessa sorte è scappato dal Rwanda con la moglie e i loro quattro figli, attraversando Tanzania, Malawi e Mozambico a piedi e col bus quando ne trovavano uno disponibile, mangiando e riposando quando possibile. Un signore di 63 anni, invece, è scappato dalla Somalia a causa di una persecuzione politica, trasferendosi in Sudafrica per aprire un chiosco e rifarsi una vita. Poiché in Sudafrica era continuamente oggetto di attacchi xenofobi, è scappato in Swaziland alla ricerca di asilo, ottenendo lo status di rifugiato. Secondo questo signore le persecuzioni religiose sono una copertura per mascherare la corruzione. I bambini che abbiamo incontrato oggi provengono da Paesi diversi, ma giocano e vanno a scuola insieme senza problemi di razza o religione, pur avendo vissuto il trauma di abbandonare le loro terre dove la guerra e le persecuzioni sono all’ordine del giorno.

Oggi abbiamo rispolverato anche un po’ di parole in swahili, poiché molti provengono da zone dell’Africa in cui si parla questa lingua. La lingua è un altro dei problemi per i rifugiati, poiché molti adulti arrivano a Malindza senza conoscere la lingua del posto, il siswati, o l’inglese. Lo staff punta molto sull’educazione dei bambini perché siano i figli ad insegnare una nuova lingua ai genitori, cosicché possano essi stessi a loro volta andare a scuola, formarsi e cercare un lavoro autonomamente. Abbiamo notato che questi bambini sono continuamente alla ricerca di attenzioni e coccole, si spaventano per un nonnulla, chiedendoci costantemente di stare in braccio. Non riusciamo neanche ad immaginare il trauma che hanno vissuto… La nostra attività di oggi è stata di visitare il campo, incontrare lo staff e alcune famiglie di rifugiati. La maggior parte della giornata, però, è trascorsa giocando e ballando coi bambini…la bellezza della semplicità! Domani lasceremo la parrocchia Good Sheperd per un’altra nuova esperienza missionaria…continuate a seguirci! Lotitfobako!

St. Peregrines Mission, 10 agosto

Ieri è stato il nostro ultimo giorno a Siteki presso la parrocchia Good Shepherd. Eravamo tutti un po’ commossi per il fatto di dover salutare i nuovi amici. La comunità che ci ha ospitato per tutta la settimana ha iniziato a cucinare dal giorno prima per il pranzo che abbiamo condiviso, preparandoci una grande grigliata, chiamata “braii”, e tutte le pietanze tipiche. Il coro dell’ospedale che abbiamo visitato nei giorni scorsi è arrivato danzando e cantando con i costumi tradizionali. Hanno ballato per noi fino al pomeriggio e, quando ci hanno chiesto di esibirci con un nostro ballo tradizionale, ecco che la “Monferrina” ha visto una delle sue interpretazioni migliori.

La cosa che ci ha stupito di più è stata vedere arrivare a salutarci tantissime persone, molte delle quali non avevamo avuto ancora modo di incontrare. Al pranzo in parrocchia c’era da mangiare per tutti, senza bisogno di tanta organizzazione come si usa da noi…bastava arrivare in parrocchia e aver voglia di stare insieme. Prima di partire abbiamo ricevuto in dono le collane tradizionali. Verso le 16:00 sono arrivati a prenderci il parroco e la suora che ci ospiteranno per la questa settimana. Pronti, partenza e via… tutti a St. Peregrines Mission. Siamo arrivati nella nuova casa che era già buio, dopo un viaggio in undici su un pick-up. Abbiamo cenato tutti insieme, anche con i preti e le cuoche della parrocchia di Siteki che ci hanno accompagnato nella nostra nuova casa. Durante il viaggio ci è stato detto che saremmo andati a dormire in una “foresta”, preparandoci al peggio. Non appena arrivati, però, abbiamo trovato una zona bellissima immersa nella natura e molto silenziosa che poco ha della “foresta”. La casa che ci ospita è stata fondata dall’ordine religioso dei Servi di Maria all’inizio del secolo scorso. È stata appena ristrutturata, ma il parroco, fr. Sandile, ha rimandato il suo trasloco per lasciarla al nostro gruppo per questa settimana. Gestiremo tutto da noi, dai pasti alle pulizie: all’esperienza missionaria si aggiunge in contemporanea quella della settimana comunitaria. Tutta la comunità ha donato tantissimo cibo per rifornire la nostra dispensa. Ci stupisce arrivare da perfetti sconosciuti e trovare una così grande accoglienza, pur essendo in una zona molto rurale. Stamattina, domenica 10 agosto 2014, qualcuno di noi è stato a Messa in una comunità piccola, composta da circa quindici famiglie. Anche se in pochi, tutti hanno partecipato attivamente alla funzione cantando insieme in un coro a più voci. Tutti insieme, invece, siamo stati alla Messa della parrocchia St. Peregrines con fr. Sandile. È una comunità piccola, ma davvero ospitale. La funzione è stata celebrata in siswati, ma le poche parole che ci ha insegnato fr. Dumisani la scorsa settimana non sono bastate, anche se ci siamo cimentati comunque nel coro. Il parroco, poi, ci ha presentati in italiano e, dopo, la funzione, tutti sono venuti a salutarci e a darci il benvenuto. L’inglese ci permette di comunicare un po’ con tutti. La giornata di fr. Sandile, essendo domenica, è dedicata alla visita ad alcuni ammalati, così noi ne abbiamo approfittato per sistemarci e riposarci in vista delle attività parrocchiali della prossima settimana. Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto una passeggiata insieme per perlustrare la zona, salutando alcune signore del villaggio. Prima di rientrare a scrivervi, cari amici, abbiamo giocato con i bambini che abitano nelle case vicine… un allenamento per domani!

Poiché non abbiamo internet, non riusciremo a pubblicare il diario ogni giorno. Speriamo di farlo il più frequentemente possibile, ma non vi preoccupate perché stiamo bene e immersi in una bella realtà.

Arrivederci… sala khale!

St. Peregrines Mission, 11 agosto

Oggi la nostra giornata è iniziata prestissimo perché questa è una comunità molto attiva e alle ore 5:45 si celebra la Messa. Alle ore 8:00 eravamo già tutti a scuola dove, fino alle ore 14:00, abbiamo visitato tutte le classi. In questa scuola, dalla struttura molto buona e molto curata, ci sono 400 studenti, circa 25-30 per classe che qui vanno dalla prima alla settima. Durante la pausa delle ore 11:00 ai bambini viene dato un piatto con polenta e fagioli perché qualcuno di loro arriva a casa troppo tardi per fare pranzo. Suor Cecilia e uno degli insegnanti sono stati così gentili da offrirlo anche a noi, così abbiamo potuto gustare un piatto tradizionale. In una delle classi che ci ha ospitato le bambine hanno cantato e danzato con balli tradizionali. In ogni classe gli studenti ci hanno chiesto informazioni sull’Italia, sulle nostre abitudini e sul nostro viaggio in Swaziland. Quando siamo stati ospitati dalla settima classe, frequentata da tredicenni e quattordicenni, le domande hanno cambiato registro chiedendoci qualche consiglio sullo studio. Speriamo di tornarci nei prossimi giorni per poter fare delle chiacchierate anche a gruppi più piccoli. Abbiamo dato la nostra disponibilità a condividere qualche momento insieme… I due Federico, invece, hanno accompagnato fr. Sandile a prendere una capra che ci è stata donata da suor Filippina. È una suora che ha 70 anni, figlia di una principessa della famiglia reale morta a 110 anni nel 2011 che è stata la seconda battezzata in tutta la storia dello Swaziland. Poiché di famiglia reale, la mamma di suor Filippina voleva farsi suora, ma non poté e così promise che se avesse avuto una figlia, le avrebbe permesso di diventare suora. A fine giornata, neanche il tempo di entrare in casa e sedersi a bere un bicchiere d’acqua, che molti dei bambini incontrati a scuola erano davanti la nostra porta, chiedendoci di giocare insieme. Stamattina, infatti, durante la nostra visita, abbiamo detto ad ogni classe che per tutta la settimana saremmo stati qui alla missione per stare con loro e che la nostra porta sarebbe stata sempre aperta per loro…ci hanno preso davvero in parola! Poco prima di cena, poi, alcuni dei bambini che abitano vicino a noi, sono tornati ancora a giocare con noi. A qualcuno è sembrato di esser tornati indietro di qualche decennio quando anche noi scendevamo in cortile a giocare con i vicini.

Ci stiamo divertendo a giocare con tutti questi bambini, stiamo cercando di imparare il gioco che si usa qui: netball. Presto vi diremo come va… Sono le ore 21:00, ma ci ritiriamo perché domani la sveglia suonerà prestissimo. Buonanotte… lala khale!

St. Peregrine’s Mission, 12 agosto

Oggi siamo stati a scuola con i ragazzi di tredici e quattordici anni. Ci siamo divisi in gruppi con maschi e femmine, facendo prima una chiacchierata e poi giocando insieme nel cortile della scuola. Abbiamo notato che le ragazze sono molto più timide dei ragazzi. È emerso, tra le ragazze, che molte desiderano una famiglia meno numerosa di quelle che ci sono oggi con 6 o 8 figli, perché vogliono prendersi cura dei figli e garantire loro un futuro ricco di opportunità. Volevano, poi, che noi ragazze ballassimo un ballo tradizionale, ma abbiamo dovuto declinare il gentile invito. Lì forse hanno intuito che abbiamo culture diverse perché faticavano a capire che da noi in famiglia non si usa tramandare balli e canti tradizionali.

Molti dei ragazzi, invece, hanno chiesto informazioni su come prendere moglie perché qui si usa ancora pagare in mucche la famiglia della sposa, senza tenere in grande considerazione il fatto di trovare una persona da amare e con cui condividere un cammino insieme. La maggior parte è rimasta stupita dal fatto che in Italia si lavori così tanto per andare in pensione.

Facendo un giro di nomi, abbiamo scoperto che qui in Swaziland ogni famiglia sceglie il nome per ogni figlio non seguendo una tradizione, ma per il significato che esso ha e, in molti casi, esso rappresenta un augurio per la vita. Anche oggi sono stati così gentili da offrirci il pranzo a scuola e, dopo, abbiamo giocato insieme: prima a net-ball, il loro gioco preferito, e poi chiedendoci di insegnare loro qualche gioco italiano. Di primo acchito sembrano poco interessati, ma stando con loro e conoscendoci meglio abbiamo capito che sono molto molto timidi e, in realtà, non si osano a parlare con noi anche perché temono di parlare male in inglese. No problem… Dopo la scuola, alcuni di noi hanno accompagnato alcuni studenti verso le loro case. In realtà non siamo riusciti ad arrivare a casa di nessuno perché abitano tutti molto lontano, anche a due ore da qui. Pensiamo siano molto motivati a frequentare la scuola perché ogni giorno camminano da soli per almeno un paio d’ore. Passeggiando in piccoli gruppi, abbiamo potuto conoscere meglio questi ragazzi e anche loro hanno fatto molto domande. Sono rimasti stupiti moltissimo dal fatto che in Italia abbiamo la lavatrice, ma soprattutto dal fatto che un ragazzo della loro stessa età se ha bisogno di vestiti puliti li da alla mamma che glieli lava. Ci hanno chiesto “Perché non lo fate da soli?” C’è da pensare… Molti di loro hanno una paghetta settimanale di pochi centesimi che serve per pagarsi la merenda all’uscita da scuola e per abituarli a mettere da parte del denaro. Questo ci ha stupito!

Ora vi dobbiamo salutare perché ci hanno regalato una capra da arrostire e la brace è da fare… Buon appetito e a presto… Dlanini kahle!

St. Peregrines Mission, 13 agosto

Missione brace: compiuta! Ieri sera abbiamo fatto la capra alla brace e alcuni bambini, nostri vicini di casa, sono stati nostri ospiti… alla fine eravamo una ventina a mangiare davanti al fuoco guardando le stelle.

Chiacchierando con un ragazzo quindicenne che si è fermato a cena da noi, siamo rimasti colpiti dalla sua maturità quando ci ha detto che bisogna ringraziare per le belle giornate e continuare ad avere sogni perché questi sogni ci permettono di crescere e andare avanti nella vita. Stamattina non siamo stati a scuola come al solito perché i bambini oggi sono in gita. Ne abbiamo approfittato per accompagnare fr. Sandile nel suo giro di visite quotidiane. Prima tappa: una clinica allestita ogni mercoledì mattina dalle ore 8 alle ore 14 in una delle chiese della parrocchia e gestita da una suora infermiera. La suora ci ha fatto vedere come viene effettuato un test per l’HIV e ci ha dato un po’ di informazioni. Viene fatto un doppio test rapido, bucando un polpastrello, attendendo in pochi minuti l’esito. Se la paziente è incinta, come ad esempio quella di oggi, si inizia subito un trattamento per l’HIV che viene continuato anche sul neonato per i primi 6 mesi di vita, quando viene fatto il primo prelievo di sangue per testare la sieropositività. Molti bambini oggi nascono negativi al test HIV. La clinica funziona anche come centro di assistenza per i neonati dove si monitora il peso e si offre assistenza nutrizionale, dato l’elevata diffusione dell’HIV e la necessità di una dieta adeguata e di latte in polvere per i più piccoli per limitare il contagio tra mamma e figli.

Seconda tappa: siamo stati a visitare una piccola famiglia cattolica che abita in cima a una strada sterrata un po’ difficile da percorrere. Lì fr. Sandile va a celebrare la Messa domenicale una volta al mese per una quindicina di persone. Non hanno una chiesa e così celebrano in casa. Da poco la comunità ha trovato un terreno per costruire una chiesa, cosa un po’ difficile visto che è su una collina scoscesa, ma fr. Sandile sta cercando di capire come poter fare. Confida che si potrà celebrare la prima Messa tra 5 o 10 anni…speriamo non incontrino troppe difficoltà. Prima di salutare la famiglia che ci ha accolto, la nonna che è il capofamiglia, ci ha accompagnato alla mensa degli orfani che gestisce insieme ad un’altra nonna. Accolgono insieme circa una cinquantina di orfani che vanno lì per colazione e pranzo. Ci ha mostrato un registro dove rendicontano ogni attività della mensa, dai fondi al registro degli orfani e alle riunioni di gestione. Terza tappa: abbiamo fatto visita a una nonna che non può più venire in chiesa per la messa perché ha l’artrosi. Accudisce da sola dieci nipoti perché tutti i suoi figli lavorano in città e non tornano a dormire a casa. Ogni mercoledì fr. Sandile va a trovarla per stare un po’ insieme. Si è emozionata tantissimo quando le abbiamo regalato un rosario.

Sulla strada di casa, al ritorno, ci siamo fermati a visitare un’altra chiesa della parrocchia (in tutto sono quattro oltre quella della missione) dove abbiamo incontrato alcune donne anziane che erano in attesa dei ragazzi della scuola vicina per piantare insieme degli alberi donati da una famiglia a tutta la comunità. Accompagnando fr. Sandile a fare le visite alle persone della comunità, abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio. Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla semplicità con cui vive davvero in comunità, preoccupandosi di condividere il tempo e le risorse della parrocchia per dare a tutti le giuste attenzioni, cure e beni di prima necessità. Vive con grande umiltà la sua missione tra la gente e questo per noi è un grande esempio.

In questa missione ci sentiamo a casa… sgiyabonga!

P.S. Nel pomeriggio è passato a trovarci fr. Dumisani, l’amicizia continua (inzomma!).

St. Peregrines Mission, 14 agosto

Di prima mattina, visto che qui intorno erano tutti indaffarati a sbrigare le faccende quotidiane e la scuola era chiusa, ne abbiamo approfittato per andare a fare un giro nei dintorni. Le case sono molto distanti tra loro e anche le persone sono molto riservate, pur essendo molto cordiali. Non ce la siamo sentita di autoinvitarci nelle case altrui e ci siamo limitati a salutare dalla strada. Finito il nostro giro e comprate due cose al negozio locale, cambio d’abito per tutti: pantaloncini, canotta e scarpe da ginnastica per giocare chi a calcio chi sul sentiero di casa. Oggi siamo stati con i bambini che abitano vicino alla missione. È stato molto bello perché ci siamo sentiti a casa e parte della comunità.

Dopo i primi momenti di timidezza, nessun problema a giocare sia a giochi tipici dello Swaziland che a giochi proposti da noi. Oltre a giocare, abbiamo pulito insieme un pezzo di strada dove i bambini stanno spesso… ripeteremo l’esperimento! Durante il gioco, abbiamo notato che tutti i bambini partecipano con curiosità, interesse ed entusiasmo. I più grandi si prendono cura dei più piccoli, facendo da interpreti, spiegando loro il gioco e controllando che rispettino le regole. Non sono impazienti e, se ci sono tempi morti, rimangono con noi e aspettano pazientemente che ci organizziamo. Nel frattempo ne approfittiamo per farci insegnare qualche parola in siswati, suscitando sempre la loro ilarità per la nostra scarsa attitudine. A pranzo abbiamo avuto ospiti: sono arrivati a far visita a fr. Sandile il vicario del Vescovo e un diacono che sarà ordinato sacerdote a settembre. Questo giovane prete sarà subito parroco qui a St. Peregrines, al posto di fr. Sandile. La Chiesa swazilandese è molto giovane e i sacerdoti in tutto non sono che una trentina. Ci stupisce quanto sia sempre attenta alle persone e un grande esempio di semplicità. Se anche voi vi state appassionando all’esperienza missionaria in Swaziland… buyani (venite)!

St. Peregrines Mission, 15 agosto

La giornata di oggi è iniziata con la Messa conclusiva del trimestre scolastico, perché da domani tutti i bambini della scuola saranno in vacanza per due settimane. La cosa che ci ha colpito di più, a parte la Messa alle ore 8:00 invece che alle ore 5:45, è che, nonostante solo il 5% degli studenti sia cattolico, tutti hanno partecipato attivamente alla liturgia. Dopo la Messa tutti, studenti e professori, come da tradizione, si sono dedicati alla pulizia della struttura: è stata sistemata la recinzione per proteggerla dall’invasione di mucche e capre ed è stato bruciato il prato per tagliare l’erba.

Inoltre, abbiamo visitato con un professore l’orto che viene diviso in piccoli appezzamenti, dati in gestione agli studenti della 6° classe che imparano a coltivare portando a casa i frutti del loro lavoro. Si coltivano patate, carote, cipolle, peperoni, insalata, pomodori e legumi. Il bello è che la recinzione della scuola viene lasciata aperta durante le vacanze cosicché gli studenti possano continuare ad usare il campo da calcio e gli orti per coltivare i loro ortaggi.

Poiché la giornata scolastica è durata poco, ne abbiamo approfittato per stare un po’ con fr. Sandile e fare una passeggiata insieme. Siamo entrati in alcuni cortili a salutare un paio di famiglie della parrocchia e poi abbiamo visitato il mulino dove si rifornisce la gente del villaggio. Questo mulino è in una piccola stanza, ma contiene un macchinario moderno che produce farina di mais bianco. Vicino al mulino c’è la clinica del villaggio che oggi non era molto affollata. È molto pulita e molto ben organizzata, con un laboratorio analisi piccolissimo ma molto ben attrezzato. Abbiamo chiesto se queste cliniche dei villaggi siano attrezzate con la sala parto, come abbiamo già visto in alcuni Paesi durante altre esperienze missionarie. In Swaziland, però, è stata fatta una campagna di educazione al parto sicuro, perciò ormai tutte le donne partoriscono in ospedale e, in queste cliniche, si viene solo per controllare il peso del neonato e per seguire le normali terapie neonatali, soprattutto per l’HIV. Attraversando la strada, abbiamo visitato una mensa aperta per tutti i bambini nell’ora di pranzo che volevamo vedere già da alcuni giorni. È completamente gratuita e sostenuta grazie ad una comunità locale. Era stata pensata per gli orfani, ma, col tempo, è stata aperta a tutti per non creare una discriminazione sociale tra gli orfani e gli altri bambini.

A pranzo anche oggi abbiamo avuto ospiti: si sono fermati due giovani studenti che frequentano uno le scuole superiori e l’altra l’università nella capitale Mbabane. Sono venuti fino alla missione solo per salutarci visto che domenica scorsa non avevano potuto partecipare alla Messa di accoglienza per noi. Abbiamo chiacchierato un po’ sull’università e le opportunità di lavoro, condividendo le nostre esperienze. Altri ragazzi sono venuti per pranzo, ma si devono essere trovati davvero bene perché sono rimasti anche a merenda e poi a cena. Nel pomeriggio abbiamo aspettato un po’ i bambini per giocare, ma, poiché non sono arrivati, alcuni di noi ne hanno approfittato per andare a scoprire una zona ancora inesplorata. Una sorpresa bellissima è stata incontrare molti dei bambini della scuola lungo la strada e fermarci a fare due chiacchiere. Sulla strada del ritorno diverse “nonne” ci hanno aspettato per salutarci e ringraziarci di essere venuti. È stato emozionante…siamo sempre un po’ tutti nipoti! Sono cose che ci fanno ringraziare di aver accettato di fare questa esperienza! Sappiamo che anche voi, oggi, siete indaffarati tra la festa dell’Assunta e il ferragosto, perciò vi salutiamo e vi auguriamo una buona festa. Anche noi abbiamo portato un po’ di tradizione italiana e così… pasta al forno e torta per tutti!

Domani andremo a fare il pellegrinaggio a Florence con tutta la diocesi di Manzini e staremo via tutto il week-end. Insomma, vi scriveremo tra qualche giorno! A presto, cari amici… Sala kahle!

St. Peregrines Mission, 16-17 agosto

È stato un week-end intenso! La giornata di ieri, sabato, è trascorsa nella tranquillità e nel riposo per prepararci alla veglia notturna del pellegrinaggio diocesano. Durante la passeggiata del mattino, però, abbiamo incontrato alcuni bambini e ragazzi della scuola che ci hanno chiesto di fermarci a giocare. Nessun invito sarebbe stato più gradito e così…divertimento per grandi e piccoli. All’inizio eravamo in pochi a giocare su una strada di terra rossa in mezzo al nulla, ma non appena si è sparsa la voce, sono arrivati tanti bambini che si sono pian piano inseriti. Abbiamo giocato in tanti e di tutte le età, compresi i ragazzi di 13-14 anni che, anzi, ci hanno fatto da interpreti spiegando il gioco ai più piccoli. Una nonna che stava aspettando l’autobus per andare in città (e qui l’autobus non si sa mai a che ora arrivi, così ti siedi sulle pietre a bordo strada e aspetti) prima si è seduta lontana, ma nel giro di qualche minuto si è avvicinata stando con noi fino alla fine.

Nel tardo pomeriggio siamo partiti con fr. Sandile e le suore della parrocchia per andare a Florence per il pellegrinaggio diocesano in occasione della festa dell’Assunzione. Siamo arrivati sotto una pioggia battente e siamo rimasti sorpresi da quanta gente fosse arrivata, nonostante il freddo e la pioggia (ah, già, anche qui piove!). Il pellegrinaggio si è svolto sotto un tendone dalle ore 18:00 fino alle ore 6:00 di questa mattina ininterrottamente. Il coro ha cantato sempre, senza pause e senza mai ripetere la stessa canzone. È stato emozionante vedere una Chiesa viva, dove comunità, sacerdoti, diaconi e Vescovo sono uniti in una preghiera vivace e molto curata. Ci ha sorpreso l’informalità con cui ci hanno accolto e il clima è stato sempre fraterno e caloroso. Abbiamo incontrato altre due ragazze italiane, anche loro qui per un’esperienza di volontariato, insieme a diversi volti e diverse culture riunite sotto quella grande tenda con preti e suore che arrivano anche dall’Europa e dall’Asia. Anche se hanno parlato sempre in siswati e noi abbiamo capito poco o nulla, ci siamo sentiti profondamente coinvolti nella preghiera grazie al clima creato.

È stato bellissimo vedere i preti ballare e cantare con tutta la comunità e rivedere i volti già conosciuti. La mattinata di oggi, sapete come va, è volata via tra un riposino e una dormita per recuperare energie. Nel pomeriggio alcuni di noi hanno avuto il piacere di accompagnare fr. Sandile al compleanno di una sua nipote. Siamo stati accolti come persone di famiglia e ci siamo sentiti a casa. È stato bellissimo condividere con fr. Sandile questo momento perché passare del tempo insieme ci ha permesso di conoscerci meglio. Abbiamo concluso questo bel week-end con una cena in allegria con fr. Sandile e fr. Dumisani, salutandoci dopo questa bellissima settimana a St. Peregrines. Domani, infatti, ci aspetta la nuova parrocchia di St. Mary dove saremo ospiti per tutta la prossima settimana. Vi racconteremo… lala kahle!

St. Mary’s Mission, 18 agosto

Nuova settimana, nuova missione: siamo arrivati in mattinata a Lobamba, ospiti di fr. Christopher, parroco a St. Mary. Fr. Dumisani e fr. Sandile ci hanno accompagnati qui, percorrendo circa 100 km da St. Peregrines. Abbiamo attraversato un bel pezzo di Swaziland osservando il paesaggio mutare lungo la strada. I nostri occhi sono passati dal contemplare la campagna, grandi distese di prati attraversati da strade di terra rossa, montagne e boschi che vengono piantati solo per alimentare le cartiere e ricavare i pali della luce, fino ad arrivare alla città di Mbabane, piccola ma dallo stile molto europeo. Ci siamo fermati per una brevissima sosta al lago Mugaga, il più grande del Paese, dove ci sono ippopotami e coccodrilli e, infine, presso la chiesa Mater Dolorosa, la seconda più grande dello Swaziland, nella capitale Mbabane.

La nostra missione si trova nella regione dove abita il re dello Swaziland e dove ci sono alcuni piccoli musei, il grande mausoleo del re precedente, il Parlamento, lo stadio e un grande centro di accoglienza per tutti i cristiani che si ritrovano periodicamente insieme a pregare, soprattutto nel periodo pasquale. Dopo pranzo ci hanno concesso il tempo per una breve siesta e poi tutti a fare una passeggiata per familiarizzare con il luogo. A prima vista ci appare molto diverso dalle precedenti missioni, ma vi aggiorneremo durante la settimana. È stato bello arrivare e trovare ad accoglierci il parroco, un seminarista che starà con noi durante il soggiorno, le suore della missione e alcuni membri del Consiglio Parrocchiale tra cui il rappresentante della gioventù. Chissà cosa faremo qui, insieme alla comunità di St. Mary?! Non vi resta che seguirci nei prossimi giorni… A Presto… Sitonibona kusasa!

St. Mary’s Mission, 19 agosto

Oggi abbiamo fatto le prime conoscenze qui a St. Mary e ringraziamo tutti i membri del Consiglio Parrocchiale che ci ha accompagnato per tutta la giornata.

Abbiamo visitato un centro di accoglienza per gli orfani, gestito da una nonna fenomenale. Questo centro accoglie circa trecento bambini tra orfani e figli di genitori in difficoltà, offrendo loro colazione, pranzo e cena grazie all’aiuto di volontari che si dividono in turni per cucinare e pulire. Anche qui la maggior parte dei bambini sono orfani a causa dell’HIV. Tutti gli ospiti del centro tornano a casa la sera, ospiti di nonni o parenti più lontani. Ci hanno detto che in Swaziland è attiva una campagna per la registrazione di tutte le nascite. Infatti, poiché i centri per la registrazione sono pochi e lontani, molte famiglie non registrano la nascita dei propri bambini, rinunciando di fatto a tutti gli aiuti governativi. Attraverso questa campagna si sta cercando di garantire i giusti contributi statali per tutti i bambini, soprattutto per i disabili che ricevono un sostegno completo.  In questo centro che si avvale solo del lavoro volontario di persone della comunità locale, gli aiuti economici arrivano sia dal finanziamento del Governo swazilandese sia dalle donazioni di privati e organizzazioni non-profit. Per sostenere questo progetto, inoltre, sono stati attivati alcuni laboratori come quello di cucito che serve a produrre materiale da rivendere al mercato di Manzini del giovedì. Tutti i laboratori sono affidati a insegnanti stipendiati dal Governo, ma i materiali sono forniti da organizzazioni internazionali che promuovono il progetto e le finalità del centro. Questa Khokho (nonna) ha ricostruito nel proprio terreno un villaggio tradizionale aperto alle visite per raccogliere fondi da destinare alle attività. Nel villaggio abbiamo visitato la capanna di paglia che, anticamente, la famiglia usava per decidere le questioni importanti e organizzare i matrimoni, ma anche come sala parto dove la mamma si trasferiva qualche tempo prima del parto per stare al caldo e in tranquillità con l’aiuto della famiglia. Per entrare abbiamo dovuto toglierci le scarpe e sederci per terra, dividendoci in maschi e femmine. Abbiamo provato anche il letto: una stuoia con una piccola panca come cuscino e una coperta di pelle di impala. Abbiamo giocato con i bambini che qui sono molto rispettosi, curiosi e affettuosi senza essere invadenti. Tutti si sono lasciati coinvolgere dai giochi e ci siamo divertiti insieme per una mezza giornata.

Vogliamo condividere con voi la frase con cui ci ha colpito questa grande nonna: “Non sono mica qui a guardare la televisione tutto il giorno!”. La nostra visita giornaliera è proseguita visitando alcune famiglie della parrocchia, accompagnando il parroco a portare la Comunione. In particolare, vogliamo raccontarvi di una nonna che abbiamo trovato a casa da sola con una nipote e un pronipote di pochi mesi. Tutta la famiglia è sulle spalle di questa nonna poiché i suoi tre figli sono morti giovani chi per l’HIV chi per un incidente d’auto. Poiché vive sulla sedia a rotelle, la maggior parte del lavoro grava sulla nipote di circa dodici anni. Più proseguiamo nelle visite più ci rendiamo conto di quanto valore abbia la famiglia allargata in questo Paese, permettendo a molti di non rimanere completamente soli. Nel pomeriggio, siamo stati al mercato locale dove tutti ci chiamavano chiedendoci di comprare qualcosa per avere un contributo per la famiglia. È un mercato molto bello, dove ci sono tantissimi artigiani che realizzano lì i loro manufatti. Vi lasciamo, ora, per tornare a condividere la serata con le persone che oggi ci hanno dedicato molto del loro tempo. Ringraziamo per la loro completa disponibilità… Grazie… Siyabonga!

St. Mary’s Mission, 20 agosto

Squadra che vince non si cambia: anche oggi gli stessi membri del Consiglio Parrocchiale sono venuti a prenderci per accompagnarci durante tutta la giornata. Siamo andati a visitare alcune succursali della parrocchia di St. Mary in montagna, visitando alcune famiglie. Il parroco ci teneva che anche noi andassimo a fare un’esperienza insieme a queste comunità più remote per sperimentare e conoscere da vicino la realtà della Chiesa swazilandese. Sulla strada ci siamo fermati a visitare una piccola chiesetta in montagna dove il parroco riesce a celebrare la Messa solo una volta al mese, visto il luogo poco agevole e la difficoltà nell’arrivarci: la chiesa di St. Ann a Dzabe. Anche lì ci sono molti orfani e tutta la comunità si attiva per donare cibo e preparare da mangiare per loro. C’è una famiglia che, in particolare, si occupa della mensa: durante il periodo scolastico ci sono la mamma e il papà, ma nel periodo delle vacanze se ne occupano direttamente i figli dodicenni.

Ci siamo recati, poi, a visitare un’altra famiglia che appartiene ad un’altra succursale di St. Mary: la chiesa di St. Alexis a Dlanseni. Siamo stati accolti con grande gioia e rispetto. È stato preparato per noi un pranzo tradizionale con incwancwa (una bevanda a base di latte acido), porridge (polenta bianca) e pollo allevato dalla stessa famiglia. Poiché le famiglie che compongono la comunità locale, abitano lontano tra loro, si sono riunite tutte insieme a casa di questa famiglia per poterci incontrare. Siamo rimasti colpiti quando il parroco ci ha raccontato che questo incontro è stato organizzato proprio perché potessimo conoscere la realtà della piccola, ma molto attiva comunità cattolica i cui membri si supportano vicendevolmente. La comunità è molto vivace, ma, ad oggi, manca tutta la fascia dei giovani che lascia le montagne per andare a studiare o a lavorare in città. Qui, abbiamo incontrato un signore ugandese che si è perfettamente integrato nella comunità. Viste le difficoltà del suo Paese negli anni ‘90, è emigrato. Ha provato a vivere in alcuni Paesi africani dove potesse mettere a frutto tutte le abilità acquisite all’università, per poi stabilirsi in Swaziland dove ha creato una sua famiglia. Oggi sprona tutti i suoi cinque figli a fare lo stesso per realizzarsi nella vita, tanto che uno dei suoi figli in questi mesi sta frequentando un master in Sud Corea.

Sulla strada del ritorno, come se non avessimo mangiato abbastanza, siamo stati ospiti di una famiglia imparentata con i reali, le cui donne fanno parte della Comunità di Sant’Anna, occupandosi di supportare i sacerdoti e la comunità cattolica. Prima di rientrare a casa per scrivervi, siamo tornati a fare una passeggiata nel villaggio. Uno dei membri del Consiglio Parrocchiale si è fermato con noi, accompagnandoci sulle strade di Lobamba. Ci colpisce questo grande senso di ospitalità… Si è fatto tardi ed è ora di cucinare. A presto… Dlanini kahle!

St. Mary’s Mission, 21 agosto

Stessa storia, stesso posto, stessa squadra: al mattino alle ore 9:00 qui c’è un assembramento di auto pronte a caricarci per andare insieme a visitare le famiglie. Prima tappa: siamo stati a visitare una succursale di St. Mary dove ci ha accolto una rappresentante dei giovani. È stata la prima volta che abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con una ragazza della nostra età, così abbiamo fatto un po’ di domande sulla vita dei giovani swazilandesi. È emerso chiaramente il problema di riuscire a realizzare i propri sogni per la mancanza di soldi per iniziare gli studi universitari. Molti sono già entrati nell’ottica che completare gli studi sia una buona base di partenza per realizzarsi nella vita, ma non tutti possono permetterselo perché è difficile accedere alle borse di studio statali.

Seconda tappa: siamo stati a trovare una nonna che è membro della comunità cattolica locale, ma non può più andare in chiesa per motivi di salute. Sia fr. Christopher sia il giovane seminarista che lo aiuta, Wiseman, ci hanno raccontato che durante la settimana uno dei loro compiti principali è andare a trovare queste persone anziane o malate per pregare con loro. Il momento che abbiamo condiviso ci ha toccato particolarmente per il clima di preghiera che si è creato. Abbiamo apprezzato il fatto di vedere una comunità stretta intorno ad una famiglia. La nonna è stata felicissima per la nostra presenza dimostrandoci un’accoglienza affettuosissima. Terza tappa: siamo stati ospiti della signora che ha messo a disposizione la propria auto perché i membri del Consiglio Parrocchiale ci possano accompagnare nelle nostre visite a St. Mary. Il parroco ci teneva che la incontrassimo per ringraziarla e noi siamo rimasti colpiti per la generosità con la quale veniamo accolti in ogni missione. Anche oggi, mentre noi ci preparavamo per le nostre attività, fr. Christopher ha usato tutto il suo tempo a disposizione per visitare gli ammalati. Pranzo a sorpresa!!! Poco prima che ci sedessimo a tavola per mangiare, è arrivato il Vescovo Josè Luis per passare con noi un po’ di tempo. È stato bellissimo rivederlo! È arrivato nella sua semplicità, da solo e senza preavviso, così come è solito fare in tutte le parrocchie della Diocesi. Poiché il pomeriggio era già stato organizzato per una visita al villaggio tradizionale, non abbiamo potuto passare molto tempo insieme a lui, ma speriamo di poterlo fare nei prossimi giorni.

Al villaggio ci hanno spiegato come funziona la vita della famiglia tradizionale che è poligama. Ogni moglie ha una propria casa nel villaggio, separata da quella del marito e della madre di lui che ha il compito intervenire per risolvere le liti, offrendo la propria casa. Quando il marito vuole prendere una nuova moglie, deve presentarla alle altre perché anche loro devono accettarla. Tutte le mogli, per passare del tempo col marito, devono essere invitate da lui. Prima di lasciare il villaggio abbiamo assistito alle danze tradizionali, ma per questo dovrete aspettare di vedere foto e video. Durante la visita abbiamo incontrato una scolaresca perché qui la tradizione swazi è materia di studio ed è tenuta in grande considerazione.

La giornata è stata ricca di avvenimenti e noi, come ogni giorno, ringraziamo la bella opportunità che abbiamo avuto. Ormai per noi lo Swaziland è… likhaya (casa)!

St. Mary’s Mission, 22 agosto

Oggi ci siamo spostati di poco dalla zona di Lobamba per andare in quella di Elzwuwini a visitare un’altra succursale di St. Mary. Siamo stati in una chiesa dove la comunità è molto attiva e vivace. Dopo un breve momento di preghiera e di presentazione con la comunità locale, ci hanno accompagnato nella vicina scuola primaria, molto curata. Ci ha guidato nella visita un signore che è stato il direttore della scuola e oggi è ancora impegnato come membro del Consiglio Parrocchiale all’interno della struttura.

Dopo la visita ad una signora anziana malata per la preghiera insieme e per portarle la Comunione, siamo andati in un centro per orfani. Ci hanno accolto una quarantina di bambini che hanno da 1 a 12 anni. È un posto che vorrebbe offrire due pasti al giorno a questi bambini nei giorni in cui non vanno a scuola, ma la situazione è un po’ difficile. Infatti, quando manca il cibo, i bambini restano tutti a casa. Anche questo centro va avanti grazie al lavoro di alcune donne volontarie. Oggi ci siamo divertiti a giocare con tutti questi bambini e con i giovani che ci hanno accompagnato per le visite. È stato bello vedere tutti i giovani partecipare attivamente e collaborare con loro anche solo per poco tempo facendo giochi semplici, scoprendo che nessuno di loro aveva mai fatto un’esperienza di questo tipo.

Per pranzo ci siamo riuniti alla tavola di fr. Christopher con tutti i membri del Consiglio Parrocchiale che ci accompagnano ogni giorno e con il Vescovo Josè Luis. Anche oggi è venuto a trovarci e, dopo pranzo, ci siamo fermati con lui a chiacchierare della nostra esperienza swazilandese. È molto attento alle nostre opinioni e aperto a nuove proposte, guardando al futuro di questa giovane Chiesa. La tavola è pronta perché Wiseman, il seminarista che vive con noi, ci ha preparato una sorpresa. Scusateci, ma vi dobbiamo lasciare. A domani… Sala kahle!

St. Mary’s Mission, 23 agosto

Oggi finalmente siamo stati a visitare la prima missione cattolica in Swaziland, a St. Joseph dai padri dell’ordine dei Servi di Maria. Qui si celebrano i cento anni della missione che coincidono con la nascita della Diocesi di Manzini, dove siamo ospiti. Fr. Christopher ci ha portati qui per accompagnare il Consiglio parrocchiale alla vendita dei biglietti della lotteria per raccogliere fondi per costruire la nuova chiesa a St. Mary. Questa è stata per loro una buona occasione perché a St. Joseph, in questi giorni, si tiene il raduno delle donne cattoliche che fanno parte dell’ordine di St. Ann. È interessante vedere tutta la comunità che si adopera per riuscire a raccogliere i fondi necessari a costruire una nuova struttura e organizzarsi in modo autonomo, cercando di presenziare a tutte le manifestazioni in cui saranno presenti tanti cattolici che potranno contribuire. In contemporanea, presso la missione di St. Joseph si celebrava il funerale di un prete salesiano originario dell’Irlanda, missionario in Swaziland da circa quarant’anni. Hanno partecipato tantissimi cattolici e alcuni missionari che abbiamo già conosciuto durante queste settimane. Dopo pranzo, ci siamo spostati a Matshapa per partecipare a un matrimonio tradizionale. Tutte le coppie si sposano con il rito tradizionale e i cattolici celebrano il doppio rito, anche a distanza di anni. Il matrimonio tradizionale è diviso in due parti. La prima si celebra in un recinto per lo scambio delle mucche che la famiglia dello sposo offre a quella della sposa. La seconda, invece, si svolge nel cortile di casa dove per tre giorni si fanno balli e canti della tradizione, viene offerto cibo a volontà e le porte di casa rimangono aperte a chiunque voglia partecipare, senza nessun invito particolare. Alla fine di questi tre giorni, la famiglia della sposa offre regali alla famiglia dello sposo. La maggior parte dei partecipanti è vestita con i costumi tradizionali, bambini compresi.

Noi abbiamo partecipato al secondo giorno di festa della seconda parte del rito. Siamo dispiaciuti per non aver partecipato allo scambio delle mucche, ma felici di esser stati accolti con grande disponibilità. Infatti, ci hanno invitati a stare sotto il tendone con i parenti dello sposo, offrendoci un secondo pranzo dopo quello che ci avevano già offerto a St. Joseph.

Programmi per la serata? Forse saltiamo la cena e intanto ci prepariamo per la giornata di domani in cui ci aspetta la Messa con la comunità di St. Mary, l’incontro con i giovani e, forse, la partita di calcio allo stadio. Forza Mbabane Swallows! YEBO! YEBO! YEBO!

Manzini, 24 agosto

Pomeriggio inoltrato a Manzini: siamo tornati ora da St. Mary per concludere la nostra esperienza missionaria. Alcune attività ci attendono ancora, ma oggi vi vogliamo raccontare della bellissima domenica con l’ultima comunità che ci ha ospitato. Abbiamo vissuto con loro la Messa domenicale e fr. Christopher ha fatto la predica sia in siswati che in italiano. Ci siamo stupiti nel vedere tanti bambini che hanno partecipato alla celebrazione in modo molto educato, senza che ci fosse il bisogno dell’intervento di un adulto. Se qualcuno fa casino, interviene il bambino più grande per riprenderlo. Dopo la Messa, finalmente, abbiamo incontrato i giovani della parrocchia così come organizzato da uno di loro che in questa settimana ci ha accompagnati in tutte le nostre visite. È stato un incontro da noi voluto e cercato e ne siamo rimasti entusiasti.

I giovani della parrocchia si sono organizzati molto bene: hanno preparato un’introduzione sulle loro attività, hanno chiesto a noi di raccontare la nostra realtà e poi c’è stato un momento per le domande. Alla fine ci siamo divisi in piccoli gruppi per continuare lo scambio. Sono molto pochi rispetto a noi e sono impegnati in parrocchia in attività diverse dalle nostre. Hanno tre linee guida: formazione spirituale con un “patron” (pensiamo sia un adulto della parrocchia che faccia da formatore); socializzazione per divertirsi e fare amicizia; servizio alla comunità. Si ritrovano tutte le domeniche dopo la Messa per pregare insieme e organizzare le oro attività. L’obiettivo dei loro incontri è di crescere insieme nella fede e nell’amicizia per mantenere unita la comunità. Hanno usato un’espressione che ci ha colpito: “We meet to have clean fun” (ci incontriamo per avere un divertimento sano). Questo gruppo accoglie tutti i giovani dai 13 ai 35 anni. I punti salienti della condivisione hanno riguardato i modi di vivere, l’importanza dello studio e le difficoltà dei nostri Paesi. Anche qui, come in altre esperienze missionarie, è stata un’occasione per confrontarci sul fatto che pur abitando in un Paese più ricco, le famiglie incontrano delle difficoltà nella vita di tutti i giorni per garantire un futuro migliore ai propri figli. Così abbiamo portato l’esempio delle nostre famiglie che hanno sempre lavorato per farci crescere e abbiamo spiegato quello che i nostri giovani fanno per essere autonomi e indipendenti. Una delle domande che non ci aspettavamo è stata quella rispetto a come ci sentiamo a vivere vicino ai luoghi in cui furono perseguitati i primi cristiani. Dopo il pranzo insieme a tutti gli amici del Consiglio parrocchiale che ci hanno accompagnato in questa settimana, non siamo andati allo stadio e abbiamo caricato i nostri bagagli, trasferendoci qui dove saremo ospiti fino al giorno della partenza. Alla fine del pranzo, al momento dei saluti l’emozione era viva negli occhi di tutti. Ringraziando per la grande disponibilità, siamo pronti a questi ultimi giorni dell’avventura swazilandese.

Manzini, 25 e 26 agosto

Sanibonani! Scusate l’assenza di ieri, cari amici, ma è stata una giornata di festa e siamo stati indaffarati con i preparativi. Nel pomeriggio abbiamo incontrato tutti i sacerdoti, il seminarista e il segretario del Vescovo che in questo mese ci hanno accolto e ci hanno accompagnato durante l’esperienza missionaria. L’incontro del pomeriggio è stato organizzato per parlare insieme di questa esperienza, condividendo ciò che ha rappresentato per ciascuno di noi, sia per noi sia per i sacerdoti. Sul viso di tutti si leggeva una profonda gratitudine per l’incontro, il tempo passato insieme e le opportunità che ci sono state offerte. Non ci aspettavamo che anche i sacerdoti fossero così emozionati per questa esperienza, ma in più occasioni ci è stato ricordato che si sta scrivendo un pezzo di storia. Siamo stati, infatti, il primo gruppo di giovani arrivato qui per vivere nelle comunità cattoliche un’esperienza missionaria e tutti hanno cercato di cogliere quanti più spunti possibile perché questo viaggio non rimanga un’unica occasione, ma si possa costruire insieme una grande amicizia tra le nostre Chiese.

È stato bello ascoltare direttamente da loro che il nostro arrivo ha lasciato una traccia. Tante volte abbiamo avuto paura di fare solo i visitatori, invece è stato colto qualcosa di più profondo nella semplicità del vivere tra la gente. In tutte le comunità è bastato poco perché passassimo dall’essere ospiti al vivere insieme come una famiglia. Con lo stesso spirito familiare, abbiamo preparato la pizza e abbiamo concluso la giornata sedendoci tutti insieme alla stessa tavola.

Oggi la giornata è trascorsa in tranquillità a Manzini, in giro per la città. A conclusione di questa bella esperienza ci aspetta, domani, una gita a Santa Lucia in Sud Africa. Ringraziamo sempre per la disponibilità che tutti ci dimostrano per accompagnarci e farci visitare più luoghi possibile in questa bella terra. Vi salutiamo e vi diamo appuntamento al più presto per le conclusioni. Buon riposo… Lalani kahle!

Sud Africa, 27 e 28 agosto

Da ieri ognuno di noi può dire “Io sto con gli ippopotami” e “il coccodrillo come fa”. Siamo andati a trovare il Vescovo Josè Luis a St. Lucia, nel vicariato di Ingwavuma che amministra in Sud Africa. In questa cittadina turistica tra l’Oceano Indiano e il lago di St. Lucia, sta realizzando un centro di spiritualità che sarà inaugurato il prossimo novembre. Questo centro dispone di tante casette per gli ospiti e una bellissima e piccola chiesa con vista sul lago. Sarà aperto a tutti, in particolare ai sacerdoti e alle religiose per i giorni di ritiro o riposo. Dopo la breve visita al centro, ci ha portati sull’Oceano Indiano, dove tutto il nostro entusiasmo si è sprigionato davanti a quella lunga spiaggia bianca e a quell’acqua cristallina. Un mezzo bagno è stato d’obbligo… Senza indugiare oltre, siamo passati dall’Oceano al giro del lago in barca per vedere da vicino i coccodrilli e gli ippopotami che sono gli abitanti principali di St. Lucia. Infatti, questi ultimi la notte girano liberi per le strade della città.

Abbiamo pranzato tutti insieme da Alfredo, un sudafricano figlio di italiani emigrati, riassaporando la cucina nostrana. Dopo pranzo, abbiamo salutato questo Vescovo missionario che ci ha accolto e accompagnato in questo mese di esperienza. Non potremo mai dimenticare la semplicità con cui si rapporta con la gente e la grande disponibilità che ci ha dimostrato. Tornati a casa in tarda serata, abbiamo concluso questa bella giornata in cappella pregando insieme a fr. Dumisani, perché una volta tornati a casa possiamo guardare con occhi nuovi e curiosi le persone che incontreremo o ritroveremo sul nostro cammino. Oggi, dopo aver caricato sul kombie le nostre valigie e le nostre emozioni, siamo partiti per Johannesburg. Una breve visita in città con fr. Victor e, poi, diretti all’aeroporto. Proprio qui, al Tambo International Airport di Johannesburg, pronti a tornare in Italia, vi salutiamo e vi ringraziamo per aver condiviso con noi questa bella esperienza missionaria.

Siyabonga gakulu!

Suor Jola, suor Maria Paola, Nicoletta, Federico, Federico, Sara, Luisa, Roberta, Carlotta, Matteo e Irene

Nicoletta Sabbetti

2017-09-18T16:00:32+00:00 29 agosto 2014|Esperienza missionaria|0 Commenti

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