I giovani e l’esempio di Maria

Per i giovani, specialmente quelli dell’America Latina, perché, seguendo l’esempio di Maria, rispondano alla chiamata del Signore per comunicare al mondo la gioia del Vangelo.

I giovani sono uno dei temi che più ci preoccupano. Spesso proviamo dispiacere per la loro assenza alle nostre celebrazioni liturgiche e per la difficoltà che sperimentiamo nel raggiungerli e dialogare con loro. Ci è difficile capirli e anche per loro, molto probabilmente, è difficile capire molti aspetti del nostro mondo di adulti. Sono circondati da pericoli: la delinquenza, il narcotraffico, la tossicodipendenza, e ogni altra forma di manipolazione che si esercita su di loro per fini economici o di potere politico. Per molti giovani è duro trovare la propria strada nella vita e un lavoro che consenta loro di vivere dignitosamente. Spesso ci interroghiamo su come sia possibile aiutarli a recuperare il senso della loro vita e a realizzarlo con gioia e in pace.

Vi sono, però, anche molti giovani che studiano e lavorano con passione e che partecipano alla vita della Chiesa o a iniziative di solidarietà. Dedicano molta parte del loro tempo alla missione e all’annuncio di Gesù, escono la notte a condividere il cibo con i più bisognosi o visitano ospedali, carceri, ospizi, coltivando nel cuore il sogno di un mondo nuovo. Nella sua intenzione per il mese di gennaio, il papa riassume in poche parole una proposta riguardo a quello che deve essere il nostro impegno nei loro confronti.

In primo luogo, dobbiamo pregare per loro. Pregare per ringraziare Dio per il dono della loro vita, per i valori che esprimono, per la ricchezza delle loro persone. Pregare per metterli nelle mani di Dio, perché li amiamo e desideriamo che il Signore si prenda cura di loro e li illumini. Pregare, riconoscendo che Dio è Dio e che noi siamo mediatori fra Lui e i giovani. I giovani appartengono a Lui e noi siamo chiamati a comunicare loro la Buona Notizia che annuncia la paternità amorevole di Dio sulle loro vite e Gesù Cristo, che è Via, Verità e Vita.

In secondo luogo, dobbiamo cercare spazi di dialogo nei quali ascoltarli con benevolenza e con desiderio di comprenderli. Al termine del concilio Vaticano II, il Papa Paolo VI, nel messaggio ai giovani, disse loro che avrebbero vissuto uno dei momenti di maggiore trasformazione della storia. Sorge una nuova era, si delinea una nuova cultura globalizzata, si individuano nuovi paradigmi. I giovani si fanno avanti sulla scena del mondo e veicolano questa nuova cultura. Essa possiede limiti e aspetti disumanizzanti, ma anche valori che dobbiamo riconoscere e potenziare. Dialogare con i giovani è riconoscere i loro valori personali e culturali, aiutandoli altresì a superare gli aspetti disumanizzanti e i disvalori che spesso ci vengono imposti o che assumiamo per mancanza di uno sguardo critico e di libertà. Anche noi siamo parte di questa cultura e in essa dobbiamo discernere dove passa il cammino di Gesù.

Il Papa ci invita a pregare perché «rispondano alla chiamata del Signore». È in questa risposta che si gioca il segreto dell’autentica gioia interiore. La pastorale vocazionale non è proselitismo; non è volere conquistare a ogni costo i giovani a un determinato istituto di vita consacrata o al sacramento del matrimonio. La pastorale vocazionale è aiutare i nostri giovani a riconosce e sperimentare quello che sono in verità: persone chiamate da Dio. Come esseri unici e irrepetibili, hanno ciascuno un dono proprio da consegnare al mondo. Sono stati chiamati alla vita, esistono per volontà di Dio. Sono stati chiamati a vivere nell’amore e quindi devono imparare a pensare alle loro vite in chiave di servizio alla umanità. Il matrimonio, la vita consacrata, il diaconato, il ministero sacerdotale, i differenti ministeri ecclesiali, la vita celibataria vissuta nella secolarità, sono tutte forme specifiche della chiamata di Dio, attraverso cui serviamo l’umanità e ci realizziamo pienamente come persone. Dio vuole che noi, come adulti, rispettiamo la chiamata di Dio nella vita di ognuno dei nostri giovani e poniamo al centro del nostro impegno missionario il proposito di aiutarli a scoprire ciascuno la propria vocazione. Quando una persona comunica al mondo la gioia del Vangelo, pur trovandosi nel dolore, trova la gioia.

Maria, che ha posto la sua gioia nel Signore, custodisca i nostri giovani e aiuti noi adulti a essere loro vicini con l’amore di Gesù.

padre Rodolfo Pedro Capalozza SA