La Chiesa in Africa, fermento di unità

Perché, mediante l’impegno dei propri membri, la Chiesa in Africa sia fermento di unità fra i popoli, segno di speranza per questo continente.

L’Africa è un continente che soffre per molte ragioni che sono in molti casi tra loro connesse. In Italia i canali consueti di informazione non informano adeguatamente sulle guerre che mettono incessantemente a dura prova gli abitanti di tanti Stati africani, ma, leggendo riviste missionarie e seguendo una stampa alternativa, ci si può rendere conto di quanto l’Africa soffra a causa dei continui scontri armati.

La Chiesa vive intensamente queste difficili situazioni e spesso paga con la morte di sacerdoti e fedeli la violenza delle guerre, quando queste assumono un carattere religioso.

La Chiesa continua comunque a diffondere il suo messaggio di fratellanza, che è invito all’unione tra i popoli, le etnie e le stesse religioni, nonostante che le contingenze spingano piuttosto all’odio tra i diversi gruppi e spesso siano causa di persecuzione nei confronti dei cristiani. In Costa d’Avorio, per esempio, la Chiesa ha chiesto insistentemente e ottenuto l’amnistia per ottocento prigionieri politici. Il presidente della Conferenza dei vescovi ivoriani, mons. Bessi, ha ricordato che «la riconciliazione deve essere una priorità».

Ricordiamo questo bell’esempio di unione tra le fedi al Cairo. Una chiesa cristiana aveva preso fuoco per un cortocircuito: è stato l’imam della vicina moschea a dare l’allarme e sono intervenuti a sedare l’incendio anche molti giovani musulmani. Questo gesto è stato elogiato dal vescovo Moscos, che ha fatto notare come la gente, in Egitto, voglia convivere pacificamente, nonostante i gruppi fanatici, politici o religiosi, cerchino di incitare alla divisione e alla guerra.

Benedetto XVI aveva definito l’Africa «il polmone spirituale dell’umanità», perché in Africa sono ancora vivi molti valori positivi che nel mondo occidentale si sono persi, quali l’essere comunità nella fratellanza e nel sacrificio e la percezione della presenza costante di Dio nella vita quotidiana. Purtroppo i vescovi hanno constatato che la Chiesa africana oggi deve affrontare anche la “contaminazione” dell’Africa con i disvalori che caratterizzano il Nord del mondo: l’individualismo, la sete di ricchezza, il materialismo. È veramente grande l’impegno della Chiesa africana per continuare a essere segno di speranza per il continente africano innanzi tutto, ma anche per il mondo intero. Penso che i cristiani italiani debbano guardare alla Chiesa d’Africa e trarne esempio, perché anche in Italia non è facile essere fermento di unità a fronte delle molte e diverse genti che ora popolano il Paese.

Ognuno di noi, nel tentativo di imitare Cristo che ha amato ogni uomo, provi a essere esempio di accoglienza per chi è di nazionalità o di religione diversa, perché tutti i popoli si sentano uniti tra loro e tutti gli uomini riscoprano di essere fratelli.

Elena Pandurò