Riconoscimento dei diritti delle comunità cristiane

Per le comunità cristiane, in particolare quelle che sono perseguitate, perché sentano la vicinanza di Cristo e perché i loro diritti siano riconosciuti.

Nel corso della sua storia, la Chiesa ha sempre sofferto persecuzioni. Le persecuzioni, in passato così come oggi, producono tortura e morte in molti fratelli e sorelle in Cristo: sacerdoti, diaconi, consacrati, laici, uomini e donne, adulti e bambini. Ai mali fisici si aggiungono spesso i mali morali della diffamazione, delle calunnie e delle ingiurie. Molti tra i perseguitati sono vittime della menzogna anonima che, in alcuni casi, provoca esclusioni sociali e sul lavoro, attacchi verbali e fisici. Le persecuzioni sono sempre espressione di concezioni totalitarie, di qualunque matrice ideologica o politica esse siano. È interessante vedere come in alcuni casi gruppi ideologici che sostengono di agire in difesa della libertà diventino autoritari e persino tiranni nei confronti dei sostenitori di una diversa ideologia. Talvolta in nome di supposte verità e di supposti diritti non viene permesso alle Chiese o alle diverse fedi di esprimere la propria opinione e di partecipare al dibattito sociale e politico.

Gesù ci ha detto: «Ricordate ciò che vi ho detto: il servo non è più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20); e ancora: «Beati i perseguitati per causa mia, di loro è il regno dei cieli. Beati quando vi ingiurieranno, vi perseguiteranno e vi calunnieranno per causa mia. Rallegratevi e gioite, perché grande sarà la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,10-12).

Credo che di fronte alla persecuzione si debbano assumere atteggiamenti fondati sulla Parola di Dio, sul Vangelo. E il comando del Vangelo è la carità e la misericordia. Noi non difendiamo un’ideologia, ma proponiamo uno stile di vita che sgorga dall’autore della vita, Gesù Cristo. Questo stile ha per fondamento l’amore che include la ricerca della verità, la pratica della giustizia e l’esercizio del perdono. Rispondere sulla base del Vangelo è cercare sempre il dialogo, riconoscendoci peccatori che hanno trovato in Cristo la verità che libera e riconcilia. Desiderosi di trasmettere questa verità, non annunciamo noi stessi, ma Colui che ha dato e dà un senso nuova alla nostra esistenza.

Dobbiamo avere fiducia in Dio: nei momenti più difficili della nostra vita il Signore si fa presente, con la sua grazia, in maniera speciale.

Preghiamo per coloro che soffrono in tante parti del mondo a causa dell’egoismo, dell’autoritarismo e della bramosia di potere.

Rodolfo Pedro Capalozza, SAC