La mia vocazione è iniziata senza che me ne accorgessi

Attrazione della vocazione missionaria

Descriverò brevemente la mia vocazione. È iniziata, senza che me ne accorgessi, all’età di 15 anni, quando andai a servizio presso una famiglia nobile e molto religiosa, che risiedeva a Porto, la seconda città per importanza del Portogallo. Rimasi in quella famiglia sette anni, durante i quali venni sempre considerata non come una cameriera, ma come una figlia.

In quella stessa città abitava anche una mia zia e madrina di Battesimo, che una paralisi aveva costretto a letto e che spesso, quando avevo un po’ di tempo libero, specialmente la domenica, andavo a visitare. Presso questa zia ho conosciuto una signora vedova molto caritatevole, la quale aveva un figlio sacerdote. Ogni volta che la ascoltavo, il mio cuore si riempiva di gioia, perché mi raccontava delle missioni e delle meraviglie che Dio aveva fatto e continuava a fare per noi suoi figli. Mi parlava, inoltre, della bellezza della vita religiosa, consacrata.

Una lettura fruttuosa

Questa signora, Dona Rosinha, era abbonata alla rivista missionaria «Eco das Missões». La riceveva ogni mese dalle nostre sorelle di Lisbona. Una volta, durante una conversazione, mi disse: «Ho consigliato a una signorina di entrare nella Congregazione delle Suore di San Pietro Claver e so che con loro è molto felice e si sente pienamente realizzata».

Successivamente ho saputo che quella signorina era suor Celina da Cruz Pires. Ogni volta che andavo dalla zia e la incontravo, la signora mi dava da leggere l’«Eco» e altre pubblicazioni religiose. Fu così che, vivendo e conoscendo persone di tanta grandezza d’animo, il seme di Dio iniziò a scendere a poco a poco nel più profondo del mio essere, facendomi desiderare di consacrare tutta la mia vita a Lui.

Congedo dalla famiglia

Ho pensato e pregato il Signore di farmi comprendere come e quando avrei dovuto comunicare tale notizia alla mia mamma. Era, infatti, una comunicazione molto delicata, perché il mio papà era morto da tre anni e io dovevo provvedere al mantenimento della famiglia.

Interiormente sentivo di dovere attendere sino all’età di 21 anni, età in cui sarei stata libera di annunciare il mio proposito ed entrare in convento. La mamma non si aspettava una notizia simile e fu per il suo cuore un vero colpo, ma accondiscese e, non senza un velo di tristezza, mi disse: «Hai l’età!». Non ho mai dimenticato queste due parole e le circostanze in cui sono state pronunciate!

Entrata a Lisbona nella nostra comunità, ho sentito profondamente la lontananza dei miei familiari. Per un anno intero non ho mai ricevuto una loro lettera; la prima mi è giunta durante il noviziato a Monte Mario (Roma).

Riconosco che il mio percorso vocazionale non è stato facile né per la mia famiglia né per me, ma quando è Dio che chiama, Egli dà anche la forza per proseguire la strada intrapresa. Dopo 13 anni ho potuto riabbracciare la mamma e i fratelli: non riconobbi la sorella minore, tanto era cresciuta, e in realtà pensai che fosse una delle mie nipoti!

Riconoscenza per il dono della vocazione

Ringrazio il Signore per tutto quello che ha fatto e fa nella mia vita attraverso molti e diversi intermediari, a cui ricorre sempre per realizzare i suoi piani divini. Può sembrare singolare vivere al servizio di persone che ci vogliono veramente bene, e poi, improvvisamente, abbandonare tutto e tutti, perché un altro amore più forte, quello di Dio, ci chiama e ci vuole esclusivamente per sé! Per il mondo è stoltezza… per me un guadagno.

Grande è la mia riconoscenza verso Dio per il dono della vocazione e verso quelle persone che, con tenerezza e comprensione, mi hanno aiutata a essere quello che sono: una persona realizzata servendo i fratelli e le sorelle nella cara Congregazione delle Suore Missionarie di San Pietro Claver, dove vivo sforzandomi di seguire l’esempio di san Pietro Claver e della beata Maria Teresa Ledóchowska, la nostra Fondatrice.

suor Lorenza dos Santos SSPC